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Io Fabrizio Barca non lo capisco

O meglio, non capisco perché sia ritenuto presso che universalmente una voce utile al rinnovamento del Pd.

19 Giugno 2015 alle 06:15

E’ sicuramente un mio limite ma io Fabrizio Barca non lo capisco. O meglio, non capisco perché sia ritenuto presso che universalmente una voce utile al rinnovamento del Pd. Non arrivo a ritenerlo, come una volte ha scritto Claudio Velardi, un emulo di Pietro Secchia, ma non riesco a capire come uno che “non aveva aderito al Pds né ai Ds perché contrario allo scioglimento  del Pci” possa dare una mano a creare una moderna forza della sinistra. La sua ricetta la ha di nuovo esposta, con ammirevole sintesi, in una intervista ieri al Quotidiano Nazionale : “La dicotomia leggero/pesante mi fa venire i brividi, brividi di noia. Pensiamo piuttosto a una nuova forma-partito che superi il partito di massa”. Bene. Sarebbe a dire? “Un partito di pochi volontari iscritti ma buonissimi che sappiano attrarre migliaia di non iscritti”. Può stupire quel “buonissimi”, inteso nel senso dei migliori, ma a me colpisce più l’attrazione verso “migliaia”. Sei, settemila e il gioco è fatto. Siamo oltre il leninismo, per non annoiarsi. Moderna sintesi fra Amadeo Bordiga e Franco Califano.

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