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Quella proposta di legge di Nitto Palma che non piace a Casson

Una legge che inasprisce la sanzione disciplinare nei confronti dei giudici che “rendono dichiarazioni che rivelino l’assoluta e oggettiva assenza dell’indipendenza, della terzietà e dell’imparzialità necessarie per il corretto esercizio delle funzioni giurisdizionali”.

18 Giugno 2015 alle 06:15

Una legge che inasprisce la sanzione disciplinare nei confronti dei giudici che “rendono dichiarazioni che rivelino l’assoluta e oggettiva assenza dell’indipendenza, della terzietà e dell’imparzialità necessarie per il corretto esercizio delle funzioni giurisdizionali” e dispone iniziative disciplinari per “ogni altro comportamento” che comprometta quelle caratteristiche “in modo concreto, reale e grave, anche sotto il profilo dell’apparenza, nel contesto o nell’ufficio giudiziario in cui il magistrato esercita le funzioni”. La legge, proposta dal senatore Francesco Nitto Palma, che è stato magistrato e poi ministro della Giustizia, è duramente osteggiata dal senatore Casson, magistrato e mancato sindaco di Venezia, che del provvedimento è relatore in commissione. A sostenere la battaglia di Casson ieri è scesa in campo Repubblica da cui abbiamo tratto le citazioni evidentemente ritenute più scandalose dal giornale di largo Fochetti. Si riferiscono a principi difficilmente non condivisibili. Invece no. Repubblica sostiene che questa legge è un bavaglio, tanto per cambiare, che condanna al “definitivo silenzio” quei magistrati che oggi si candidano alle elezioni, intervengono ad assemblee di partito e talk show, occupano un intero settore delle librerie con i volumi scritti da loro sulle indagini da loro condotte in un tourbillon mediatico che non ha eguali in nessun altro paese d’Europa e forse del mondo.

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