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La volgarità intellettuale dei professionisti di Mafia Capitale

Gianrico Carofiglio ha scritto su Repubblica di “Mafia Capitale”. Raccontava di un dialogo, vero o inventato poco importa, sulla corruzione. Lettura gradevole e anche il punto di caduta su cui si chiude la conversazione fra l’ex magistrato e il suo interlocutore mi è parso ragionevole.

12 Giugno 2015 alle 20:42

La volgarità intellettuale dei professionisti di Mafia Capitale
Gianrico Carofiglio ha scritto su Repubblica di “Mafia Capitale”. Raccontava di un dialogo, vero o inventato poco importa, sulla corruzione. Lettura gradevole e anche il punto di caduta su cui si chiude la conversazione fra l’ex magistrato e il suo interlocutore mi è parso ragionevole. Il punto è un altro, come sempre. Il titolo, per esempio: “La mafia senza lupare”. L’espressione è per una volta citazione letterale del testo, che anzi rafforza il concetto aggiungendo che la mafia non porta più la coppola. Trovo l’immagine offensiva per l’intelligenza del lettore. Mafiosi con la coppola non ne girano più dagli anni Settanta e delitti con la lupara sono ormai rari perfino nella Sicilia più profonda. Sostenere che chi avanza dubbi, sulla validità della scelta del capo di imputazione da parte della procura, lo fa perché pretende coppole e lupare è un argomento di notevole volgarità intellettuale. Pari alla definizione come “pericolose” delle “minimizzazioni” di taluni giornalisti. In parole povere, siamo sempre lì. Puoi avere una biografia impeccabile ma se avanzi un dubbio diventi subito “oggettivamente” pericoloso. Il paradosso, nell’inchiesta romana, sta nel vedere magistrati finora poco inclini alle semplificazioni, e invisi ad alcuni loro colleghi per questo, difesi con argomenti usati proprio contro di loro. 

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