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Arresti a Napoli, il ritorno dei Giuliano

Sessanta arresti in un colpo solo sono tanti anche per una città come Napoli e dovrebbero essere motivo di interesse per l’informazione anche a nord di Gaeta.

12 Giugno 2015 alle 06:20

Sessanta arresti in un colpo solo sono tanti anche per una città come Napoli e dovrebbero essere motivo di interesse per l’informazione anche a nord di Gaeta. Tre giorni fa non è stato così per il blitz di Forcella che, a leggere con attenzione la stampa locale, ha avuto aspetti davvero singolari. Intanto nasceva da un allarme sociale diffuso. Da quelle parti hanno visto di tutto ma ragazzini che in pieno giorno sfrecciano in moto prendendo a revolverate coetanei rivali e talvolta passanti ignari, non si erano ancora visti. La cosa non poteva durare, anche perché si sapeva perfettamente chi chi fossero. “Sono tornati. Questi sono i nipoti”. Dicevano così nei vicoli fra Castelcapuano, carcere e poi palazzo di giustizia, e il Duomo, dove c’è il sangue del santo. La famiglia Giuliano sembrava finita ma non si era tenuto conto dell’ultima generazione, la terza. Fra gli arrestati c’è solo un cinquantenne, la maggioranza è intorno ai vent’anni, diversi ne hanno ancora meno. Fra i capi d’imputazione anche quattro omicidi, commessi in quella sorta di Gomorra anfetaminica durata mesi. La storia degli arrestati, dei loro alleati e delle loro vittime, ora assetate di vendetta, è sconfortante. I cognomi sono sempre gli stessi, identiche le situazioni, sempre più micidiale la potenza delle armi automatiche. A riprova che arrestare, condannare, confiscare è giusto ma non è che non basti, praticamente non serve.

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