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Sindacati "unici"

Il sindacato unico, evocato da Renzi a proposito della situazione della scuola, dove anche un cieco vede i problemi dovuti alla eccessiva frammentazione sindacale, ha scatenato reazioni che possono consentire riflessioni importanti

27 Maggio 2015 alle 06:18

Il sindacato unico, evocato da Renzi a proposito della situazione della scuola, dove anche un cieco vede i problemi dovuti alla eccessiva frammentazione sindacale, ha scatenato reazioni che possono consentire riflessioni importanti sul ruolo del sindacato nella società di oggi ma anche notazioni di margine su alcuni paradossi. Qui si imbocca la seconda strada. Renzi vuole un sindacato di regime? Può essere, ma Romano Prodi, che renziano proprio non è, nel suo ultimo libro dice, meglio, la stessa cosa, cioè che una unica centrale sindacale, come in Inghilterra o in Germania, sarebbe un passo avanti. Ma Renzi non fa un discorso storico ideale, ribattono i critici, bensì vuole schiantare il sindacato varando una nuova legge sulla rappresentanza, osteggiata dalla Cgil. Vero, infatti Camusso si batte contro di essa, non vuole nemmeno discuterne. Nella Cgil c’è solo un parere diverso. Quello di Landini. Possiamo mai sederci a discutere sulla nostra rappresentanza con questo governo? Podemos, risponde l’Iglesias dei metalmeccanici. Infine, “Renzi dice ‘unico’ non ‘unitario’. Le parole svelano il disegno totalitario” ti spiega, accigliato, il collega. Anche se in Italia c’è già un sindacato che si auto definisce “sindacato unico”. E’ quello dei giornalisti.

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