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Un trench non fa un fascista. Vale anche per Le Pen

Il titolo della Stampa di ieri è suggestivo ma con la saga della famiglia Le Pen credo che il 25 luglio non c’entri.

6 Maggio 2015 alle 06:18

Il titolo della Stampa di ieri è suggestivo ma con la saga della famiglia Le Pen credo che il 25 luglio non c’entri. Il Front National sarà pure dotato di qualcosa di simile al Gran Consiglio ma la “guerra”, pur se non benissimo, non gli va poi così male e in ogni caso a condurla non è più da tempo il vecchio Jean-Marie che piuttosto si pone come elemento di disturbo. Il fatto è che non ci sono più i fascisti di una volta, nemmeno in Francia dove pure hanno sempre avuto una loro originalità. Il tempo passa e per inseguirlo non basta un trench rosso pomodoro come quello sfoggiato dal vecchio parà nelle ultime foto. I fascisti 2.0 glissano su Israele e la shoà, preferiscono appassionarsi all’anima slava, da Milosevic a Putin, leggendo Limonov da Adelphi, mischiando il tutto con il colonnello Lawrence, Ezra Pound e Alain De Benoist. Un cocktail indigesto per l’antico torturatore di patrioti algerini e socialisti, ma di gran moda, più dei trench rossi. C’è da capirlo, Le Pen senior, ma fa male a trattare la figlia da freudiana, e dunque, secondo i suoi schemi, degenerata che vuole uccidere il padre. Il sangue, che non definirei buono ma che di sicuro non mente, è lo stesso. E’ quello che vuole sfidare l’oro. E qualcuno che abbocca c’è sempre, pure a sinistra.

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