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Il 25 aprile di Salvini e quello di Bossi

Le insistite dichiarazioni di Matteo Salvini sul 25 aprile, alle cui celebrazioni il capo leghista non intende partecipare, ufficializzano una mutazione significativa nella già complicata identità del partito padano e del suo modo di porsi rispetto al centrodestra.

24 Aprile 2015 alle 06:18

Le insistite dichiarazioni di Matteo Salvini sul 25 aprile, alle cui celebrazioni il capo leghista non intende partecipare, ufficializzano una mutazione significativa nella già complicata identità del partito padano e del suo modo di porsi rispetto al centrodestra. C’è un’altra celebrazione del 25 aprile che fu importante nella storia della Lega, quella del 1994. Berlusconi aveva appena vinto le elezioni e la sinistra era sotto choc. A Milano più ancora che altrove. Si volle dare a quel 25 aprile un tono da nuovo Cln, anche se già non mancavano quelli che proclamavano l’intenzione di fare i fuoriusciti negli appartamentini da tempo acquistati al Marais per i weekend lunghi. Contemporaneamente, e in palese contraddizione, già allora a sinistra si sosteneva che comunque era meglio Fini di Berlusconi. Quel 25 aprile milanese era particolarmente teso ma Umberto Bossi si presentò al corteo, sostenendo che anche la Lega voleva ribadire il suo antifascismo. Ci furono momenti di tensione vera. Bossi fu protetto da alcuni esponenti progressisti, che rimasero  colpiti dal coraggio, anche fisico, del leader leghista. Come oggi, la Lega intendeva in quel modo differenziarsi da Berlusconi. Solo che allora lo faceva ammiccando a sinistra. Per questo il confronto fra Bossi, allora “partigiano”, e Salvini, oggi amico di Casa Pound, dovrebbe far riflettere non solo il centro destra ma anche e soprattutto il Pd su come il paese sia cambiato in vent’anni.

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