cerca

L'imbroglio degli "schiavisti"

Ieri la giornata è iniziata all’insegna dell’esecrazione degli scafisti.

22 Aprile 2015 alle 06:18

Ieri la giornata è iniziata all’insegna dell’esecrazione degli scafisti. Ovviamente i segni premonitori c’erano stati il giorno prima. Nella conferenza stampa di palazzo Chigi poteva colpire l’uso del termine “nuovi schiavisti” replicato più volte e immediatamente fatto proprio dai più zelanti fra i ministri nelle loro successive dichiarazioni ai tg. Si sa che in politica alcuni termini, specie dispregiativi, vengono usati per la loro forza evocativa al di là del significato letterale. Qualcuno è arrivato a definire comunista Rosy Bindi e almeno questo poteva essere risparmiato al vecchio di Treviri. Se però, dopo una tragedia, si volesse davvero ragionare, bisognerebbe riflettere sul fatto che gli schiavisti, o meglio i negrieri, il loro carico umano lo portavano a destinazione per incassare denaro che certo non avevano preteso dai loro passeggeri. Di converso, non risulta che i futuri schiavi si azzuffassero per salire sulle navi negriere dopo una lunga marcia per raggiungerle e l’investimento di tutti i loro miseri averi per pagarsi il viaggio. L’improprietà del termine usato per definire quelli che sono comunque dei farabutti, supera l’eccesso di enfasi e trascende nell’equivoco e nella mistificazione del contesto. In parole povere c’è sotto un imbroglio. Per perseguire gli “schiavisti” vediamo di non dimenticarci di liberare gli “schiavi”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi