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Ingerenza umanitaria

“Tre milioni di vite da salvare” era lo slogan della campagna dei radicali contro “lo sterminio per fame nel mondo”.

21 Aprile 2015 alle 06:18

“Tre milioni di vite da salvare” era lo slogan della campagna dei radicali contro “lo sterminio per fame nel mondo”. Fu lanciata da Marco Pannella nel 1979. L’iniziativa fu dapprima considerata dal mondo politico come una stravaganza. In realtà in qualche anno i radicali coinvolsero numerosi premi nobel come testimonial, le principali organizzazioni internazionali, il Papa e la chiesa, il Dalai Lama e perfino il mondo politico italiano la cui gestione della vicenda non fu brillantissima ma alla fine fu possibile dire che davvero molte vite furono salvate. Nei fili diretti di radio radicale l’obiezione dell’ascoltatore medio era: “C’è tanta fame qui, perché occuparsi degli altri?”. La risposta era immancabilmente che in Africa fame, malattie, guerre impedivano di vivere e costringevano a fuggire. “Vuoi che vengano qui?” era la conclusione un po’ terroristica. “Non succederà e in ogni caso li fermeremo” era la controreplica. E’ successo. Quanto alle contromisure, siamo al punto che uno dei rari sfaccendati milanesi, dopo essersi improvvisato leader politico, discetta di blocchi navali neanche fosse Orazio Nelson. E’ più serio ricordare che all’epoca di quella campagna radicale prese piede una espressione che ha poi assunto, nel corso del tempo, varie vesti: “Ingerenza umanitaria”. E’ innegabile che non tutte le sue declinazioni siano state felici ma è probabile che sia ancora una volta necessario utilizzarla, possibilmente nel modo più adatto.

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