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Altro che trattativa, un vero golpe dei servizi segreti e di cosa nostra

A volte viene da chiedersi come sia possibile che la procura di Palermo faccia certe scelte processuali

18 Aprile 2015 alle 06:15

A volte viene da chiedersi come sia possibile che la procura di Palermo faccia certe scelte processuali. Il nuovo pentito sentito ieri in aula nel processo “trattativa” segna sicuramente un ulteriore radicalizzazione della tesi dell'accusa ma di fatto manda in frantumi quello che proprio i pm hanno sostenuto fin qui. Altro che trattativa. Un vero golpe dei servizi segreti e di cosa nostra. Tutto comincia con Andreotti che è il mandante della strage di Capaci. Dopo quella strage inizia la sua rovina politica, eppure fu lui a deciderla, assicura Carmelo D’Amico, mafioso del messinese che, un bel po’ dopo essersi pentito, si è rifatto sotto con nuove rivelazioni. La trattativa con la mafia l’hanno fatta due ministri, Mancino e Martelli. Peccato che nel processo il primo sia imputato e il secondo un teste d’accusa. Insomma, lo storytelling va un po’ modificato. Tutto deve portare a Forza Italia e alla sua vittoria elettorale del 1994. Ci risiamo con Berlusconi ? No, Berlusconi è un burattino nelle mani di Dell’Utri. Non conta nulla. Le redini di tutto sono in mano a cosa nostra e ai servizi segreti, che sono segreti e dunque non si sa bene chi ne faccia parte. Quanto a cosa nostra, il vero capo non è Messina Denaro ma un altro, uno anziano di cui il pentito ieri non si ricordava il nome. E comunque i servizi segreti e cosa nostra vogliono a tutti i costi uccidere il pm Di Matteo. Intanto Forza Italia sta perdendo forza perché cosa nostra, guidata da quello anziano, le ha voltato le spalle. Il patto del Nazareno e Fitto non c’entrano. Non è uno scherzo, è l’udienza di ieri. Ve la racconteranno come una cosa seria. Non dategli retta.

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