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I giorni successivi alla strage al tribunale di Milano

Dopo i commenti, la nuova settimana ha squadernato un altro capitolo increscioso: la rigorosa applicazione delle misure di prevenzione

13 Aprile 2015 alle 21:33

I giorni successivi peggiorano le cose e la strage al tribunale di Milano non smentisce la regola. Dopo i commenti, la nuova settimana ha squadernato un altro capitolo increscioso: la rigorosa applicazione delle misure di prevenzione. Ieri, già da metà mattina, su tutti i siti c’erano le foto del palazzo di giustizia napoletano. Napoli è una città eccessiva e per questo bellissima. Fino agli anni 90 il palazzo di giustizia era collocato nell’antico carcere borbonico. Prima di essere ammessi al cortile si doveva passare al metal detector, che regolarmente suonava. Nessuno si scomponeva più di tanto e il flusso proseguiva senza interruzioni, tanto meno controlli. Una volta entrai con un esponente radicale che, quando l’aggeggio suonò al suo passaggio, come del resto aveva fatto già al mio, si fermò e aprì la borsa, invitando il poliziotto a controllare. In risposta ebbe uno sguardo stupito e una sola parola: “Trasìte”. Lo trascinai via prima che lo fermassero davvero, per intralcio. Ieri nel piazzale antistante il nuovo tribunale, costruito su terreno acquitrinoso ma su progetto di Kenzo Tange, si è formata una lunghissima fila degna della piazza rossa dei tempi andati. Sospetto che neanche questa possa essere la soluzione ma almeno è una perfetta rappresentazione del nostro sistema giudiziario.

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