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Anzaldi e Di Matteo

L’onorevole Michele Anzaldi del Pd ha chiesto al ministro della Giustizia di sollecitare il Csm a rendere dettagliata spiegazione dei criteri e dei motivi che hanno determinato il diniego alla richiesta di spostamento alla procura nazionale antimafia del pm Di Matteo.

10 Aprile 2015 alle 06:24

L’onorevole Michele Anzaldi del Pd ha chiesto al ministro della Giustizia di sollecitare il Csm a rendere dettagliata spiegazione dei criteri e dei motivi che hanno determinato il diniego alla richiesta di spostamento alla procura nazionale antimafia del pm Di Matteo. La procedura proposta è singolare e foriera di un possibile conflitto fra poteri. E’ dunque improbabile che la richiesta del deputato abbia un seguito concreto, ma forse nemmeno l’interrogante se lo aspetta. Certe interrogazioni si fanno perché la stampa le riprenda e si determini nell’opinione pubblica una impressione. In questo caso la suggestione che si vuole indurre è un parallelo fra Di Matteo e Giovanni Falcone che fu clamorosamente bocciato dal Csm in almeno due casi, l’ultimo dei quali poco prima la strage di Capaci. Le inchieste di Falcone sono note e non c’è bisogno di ricordarle. Quanto a Di Matteo si può ricordare la requisitoria nella quale ha valorizzato le dichiarazioni del falso pentito Scarantino, le richieste di condanna nei processi al generale Mori e al deputato Saverio Romano, entrambi assolti, la richiesta di riprocessare Cuffaro, dopo la sua condanna, respinta dal Gup. Se davvero si arrivasse a una articolata risposta del Csm, la richiesta dell’on. Anzaldi potrebbe rivelarsi un boomerang.

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