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Il rito delle dimissioni

Il rito delle dimissioni si è compiuto e altrimenti non poteva andare. Il suo primo riverbero politico ha visto come beneficiario Bruno Vespa.

21 Marzo 2015 alle 06:13

Il rito delle dimissioni si è compiuto e altrimenti non poteva andare. Il suo primo riverbero politico ha visto come beneficiario Bruno Vespa. Il suo trionfo sarà completo quando, in una prossima occasione, oltre a ricevere le dimissioni di qualche ministro prima del Parlamento, le respingerà. Ieri i giornali davano conto di come l’indagine si muova intorno ai due filoni principali del rapporto fra grandi opere e politica, la Cmc di Ravenna e qualche società vicina alla Compagnia delle Opere. La notizia non è sorprendente. Il problema è che una indagine deve portare a responsabilità personali ben individuate. Le indiscrezioni in merito sono scarse, manca non solo la “smoking gun”, ma almeno qualche bonifico sospetto. Sulla base delle deduzioni e della descrizione di un contesto, in tribunale al massimo si può ottenere la condanna di un No Tav. Con un direttore generale bisogna impegnarsi di più se no si finisce come De Magistris col suo mitico “Why not ?”. “Perché not” fu la risposta dei giudici, seccati dall’evidente pressappochismo. Se finirà così Renzi avrà fatto bingo. I processi di questo tipo permettono di incassare subito il dividendo. La sentenza, quando e se arriva, è un dettaglio irrilevante. Da oggi palazzo Chigi potrà finalmente mettere mano alla, da tempo famosa e discussa, “cabina di regia” delle opere pubbliche e farà vedere cosa ci sa fare. Ncd e “ditta” bersaniana sono necessariamente sulla difensiva. Ma ad avere in mano l’arma, metaforicamente ancora carica, non è il premier ma la procura, che può scegliere dove puntarla.

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