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Il j'accuse di Ingroia

Nell’intervista pubblicata ieri con grande risalto da Cronache del Garantista, Antonio Ingroia si produce in quello che il quotidiano diretto da Sansonetti definisce “Il j’accuse a sorpresa dell’ex pm di ferro”.

12 Marzo 2015 alle 06:15

Nell’intervista pubblicata ieri con grande risalto da Cronache del Garantista, Antonio Ingroia si produce in quello che il quotidiano diretto da Sansonetti definisce “Il j’accuse a sorpresa dell’ex pm di ferro”. In parole povere Ingroia, che da neo avvocato si trova a rischio di incriminazione e da amministratore di una partecipata regionale è alle prese con i rilievi della Corte dei Conti, denuncia l’impotenza dei cittadini davanti ai magistrati. Non si spinge a lodare la nuova legge sulla responsabilità civile, e questo è da parte sua comprensibile, ma, assicura nel sommario il quotidiano, “critica la carcerazione preventiva”. Al lettore che si spinge fino a quel punto dell’intervista però può venire un dubbio. Siamo sicuri che la sua sia una critica? Certo, dire che, siccome i tempi dei processi sono enormemente dilatati, la carcerazione preventiva viene utilizzata come un anticipo di pena, è un’affermazione giuridicamente mostruosa e dunque una forte, se pure implicita, denuncia di una simile prassi. Ma il discorso dell’ex pm sembra interpretare il rapporto fra incertezza dei tempi e anticipazione della pena come base oggettiva di una necessitata rappresaglia dell’accusatore, prima ancora del giudizio. Piuttosto che una critica, una giustificazione dovuta a uno stato di necessità. Altro che “cronache del garantista”.

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