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Leoluca Orlando e il Califfato

“Palermo è una città medio-orientale in Europa”. Non lo ha detto Matteo Salvini, che anzi lì è andato pochi giorni fa a cercare voti, ma Leoluca Orlando.

18 Febbraio 2015 alle 06:08

“Palermo è una città medio-orientale in Europa”. Non lo ha detto Matteo Salvini, che anzi lì è andato pochi giorni fa a cercare voti, ma Leoluca Orlando. In effetti a Palermo il Califfato c’è stato e rese la città fiorente o comunque assai più vivibile, in quei tempi, di quanto fossero Londra o Parigi. Della Roma dell’epoca è meglio tacere. Solo che sono passati mille anni. I califfi di allora avevano letto Aristotele che in Europa conoscevano, tradotto dall’arabo, solo pochi monaci. Non è detto che fossero califfi buoni ma erano colti e guerrieri passabilmente leali. Per questo vinsero. Questi di oggi sono dei tagliagole ignoranti, per di più anche pochi. Per questo perderanno anche a casa loro e il tempo e le vittime che costerà la loro sconfitta saranno dovuti ai nostri errori più che alla loro feroce idiozia. Possono arrossare il mare con il sangue di ventuno inermi sequestrati. Resta una azione da banda della Magliana alla ventesima potenza, non da esercito invasore. Roba da polizia. Non serve schierare eserciti a difesa di confini che nessun armato si sogna di valicare. I loro combattenti arrivano in aereo, non col gommone, e hanno  necessità di reclutare. Renderlo difficile non è impossibile, anche se renderlo impossibile è difficile. Occorre una accorta politica estera di relazioni, una struttura di polizia dove ci siano anche agenti di madrelingua araba e una politica sociale intelligente. Sbaglierò, ma “lo spirito di Monaco” c’entra poco. Nessuno del resto, a parte qualche isolato cretino, si propone di trattare col cosiddetto califfo.

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