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L'anomalia di Sabella

“Sono d’accordo anche con chi ha criticato la scelta del sindaco. Il mio ingresso in giunta è una anomalia del sistema, non dovrebbe accadere”. Così ieri pomeriggio alla radio si è espresso Alfonso Sabella.

24 Dicembre 2014 alle 06:30

“Sono d’accordo anche con chi ha criticato la scelta del sindaco. Il mio ingresso in giunta è una anomalia del sistema, non dovrebbe accadere”. Così ieri pomeriggio alla radio si è espresso Alfonso Sabella, magistrato scelto da Ignazio Marino come assessore alla legalità, dopo le note vicende romane. La “anomalia” sembra, nelle parole di Sabella, se non giustificata, spiegata con la eccezionale questione apertasi dopo l’indagine della procura. Logica pericolosa. Intanto è una scelta “anomala” ma non più tanto rara. Due colleghi di Sabella per esempio sono stati assessori nella giunta regionale siciliana. Un altro collega è presidente dell’autorità nazionale anti corruzione. Un altro ancora presiede una commissione della presidenza del Consiglio per la riforma della giustizia. Sono tutte nomine che si sommano alla presenza dei magistrati nei ministeri, non solo quello della giustizia, per non parlare dei togati che si candidano, con alterne fortune, a sindaco o presidente del Consiglio. L’anomalia dilaga. E poi c’è un altro aspetto che riguarda gli enti locali. Ricordo solo la polemica che si scatenò a Napoli quando la regione nominò un folto gruppo di magistrati collaudatori, ben retribuiti, delle opere pubbliche del post terremoto. Per il Csm quella non fu nemmeno una anomalia. Eppure era trasparentissima l’intenzione della giunta regionale.

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