Il caso Cappato e la vita come bene disponibile

La Consulta dovrà rispondere a un quesito filosofico più che politico

Il caso Cappato e la vita come bene disponibile

Marco Cappato. Foto LaPresse

La domanda alla quale la Corte costituzionale dovrà rispondere su richiesta del tribunale di Milano in seguito al processo Cappato non è affatto semplice, come crede chi ha steso la sentenza in cui si dice che chiunque ha il diritto di decidere quando e come morire. La vita è un bene disponibile come una qualsiasi proprietà privata? Questa è la domanda essenziale che ha un evidente contenuto filosofico. Si è molto discusso sulla tutela e l’indisponibilità della vita umana, centro...

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Commenti all'articolo

  • Silvius

    16 Febbraio 2018 - 08:08

    Perché l’eutanas Dovrebbe presupporre la disponibilità della vita, mentre un trapianto o una qualsiasi terapia - che la vita la allungano - invece no? Ma che modo è di ragionare? Lei domanda “Chi può stabilire quando la vita è diventata insopportabile?”. La persona che non vuole più viverla, mi sembra ovvio: proprio questo punto è il nodo della questione. E si parla infatti di suicidio “assistito”, non di omicidio. Una simile questione andrebbe discussa con razionalità e logica, anziché blaterare di “prospettiva inquietante” che suona un po’ come il famoso “dove andremo a finire signora mia”.

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