barbari foglianti

Il partito centrale

Roberto Maroni

Più che un partito di centro, serve un partito centrale. Solo così si può sconfiggere il dilettantismo dei mediocri, ritornare alla capacità di essere concreti, superare il twitterismo esasperato, sapere ascoltare e aprisi al dialogo. C'è chi sta già lavorando per questo: Giancarlo Giorgetti

La mancata spallata al governo ha riaperto i cantieri del “partito di centro”. In molti ci provano, da Calenda a Renzi, passando per alcuni governatori usciti vittoriosi dalle urne. Ma serve davvero un nuovo partito di centro? No, non serve un partito di centro, serve un PARTITO CENTRALE. E c’è una bella differenza. La riduzione dei parlamentari e la futura legge elettorale (che certamente sarà proporzionale) creano uno spazio politico importante che alle prossime elezioni, nel 2023, diventerà centrale (appunto) nella formazione di ogni maggioranza parlamentare e di ogni nuovo governo. Uno spazio politico oltre i populismi, oltre destra e sinistra, oltre i poteri forti. Il PARTITO CENTRALE è la sconfitta del dilettantismo dei mediocri, il ritorno alla capacità di essere concreti, di superare il twitterismo esasperato, di saper ascoltare e aprirsi al dialogo.

 

 

Possibile? Certo, il tempo c’è. E anche chi ci sta lavorando: Giancarlo Giorgetti, ad esempio. Le ultime vicende lo hanno spinto a dire la sua su quello che la Lega deve fare per riprendere il centro della scena. Fede calcistica a parte (è tifoso del Southampton!) Giorgetti ha tutte le qualità per riuscire nell’impresa. Si muove con abilità e destrezza nelle acque agitate della Terza Repubblica e conosce a menadito le logiche e le stranezze del rito romano. E’ un vero doroteo, e chi ha conosciuto la Prima Repubblica sa che è un grande complimento: significa qualità, visione e astuzia. Di questo oggi c’è bisogno. Stay tuned.

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