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Vive la France

Non parlo della Francia politica, ma di quella economica, quella delle imprese e degli imprenditori

28 Giugno 2018 alle 06:00

Vive la France

Eammanuel Macron (foto LaPresse)

No, non nel senso di Macron. Il giovane capo dell’Eliseo si crede un po' Napoleone, ma negli ultimi tempi non ne azzecca una. Sull’immigrazione, ad esempio, sta facendo gli stessi tragici errori che fece il suo predecessore Sarkozy, dal blocco della frontiera a Ventimiglia fino alla guerra in Libia. No, non parlo della Francia politica, ma di quella economica, quella delle imprese e degli imprenditori. Quei cugini d’oltralpe sempre attenti a cogliere le opportunità di business che si presentano nel mondo e (in particolare) in Italia. E stiamo parlando di cose importanti: da Parmalat in poi le acquisizioni francesi in Italia hanno avuto numeri da record. Nel solo 2016, ad esempio, i francesi hanno comprato 34 aziende italiane, con un investimento superiore a 3 miliardi di euro. È vero, nei circoli internazionali si dà per acquisito che i francesi vogliono conquistare il Nord Italia e magari lasciare che il Sud diventi una grande tendopoli per gli immigrati di tutto il mondo. La teoria del grande complotto non mi convince, e qualunque sia il pensiero laterale della finanza globale sono convinto che rafforzare i rapporti di collaborazione (e di competizione) con i francesi nel settore industriale sia solo un vantaggio per le nostre imprese, specie le piccole e medie, e per i nostri cittadini. Soprattutto nei settori strategici per il nostro futuro, come energy community e mobilità sostenibile. È una sfida culturale, prima che politica: ma proprio per questo possiamo vincerla. Stay tuned.

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Commenti all'articolo

  • manfredik

    28 Giugno 2018 - 08:08

    Bravo Maroni, ancora una volta lucido e puntuale a porre i temi nel modo giusto; ma, a parte nel calcio dove siamo in vantaggio storico, sono poche le altre occasioni nelle quali le abbiamo suonate ai Francesi: Giulio Cesare, i Savoia ("purtroppo?") in varie vesti di regnanti o di mercenari per l'imperatore di Spagna, ma per il resto il nostro tracking è proprio negativo. E per un pezzo, invece di competere, i nostri accademici "umanisti", hanno fatto a gara a prosternarsi ai piedi della fuffa dei vari Foucault, Kristeva, Derrida, Lacan, Deleuze, Guattari...e loro in cambio hanno ospitato Toni Negri e Cesare Battisti. Loro esportano meno litri di vino e fatturano di più...l'è dura. I Francesi, alla fine, sono più dei Tedeschi con uno sviluppato senso del saper vivere, che dei Latini. E' questo che li rende così tosti per noi.

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