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Bandiera Bianca

La vera tregua olimpica è la sospensione temporanea del bipolarismo

Antonio Gurrado

Le Olimpiadi sono una delle ultime espressioni elevate di un ideale disinteressato, capace di dimostrare che la contrapposizione fra destra e sinistra riguarda insensatezze uguali e contrarie. Nelle quali, purtroppo, ci rituffiamo appena il braciere viene spento

Certo che mi mancheranno, queste Olimpiadi sotto casa: non tanto per l’evenienza di investire lo sporadico atleta coreano che vaga sperduto in mezzo alla carreggiata di fronte al Villaggio, né per le birre coi tifosi cechi vestiti da capo a piedi con la bandiera nazionale, né per l’indubbio beneficio estetico di dover passare due volte al giorno davanti a Casa Svezia. L’aspetto delle Olimpiadi di cui sentirò più la mancanza è il loro gioioso sottrarsi al bipolarismo. Le Olimpiadi sembrano di destra per tutto quel dispiegamento di bandiere e inni nazionali, però sono di sinistra poiché improntate a un internazionalismo che nemmeno la rivoluzione proletaria è mai riuscita a realizzare. Le Olimpiadi sembrano di sinistra perché sono tutto un elogio della comunità, delle pari opportunità nella differenza, dello stare insieme statuito anche nel motto, però sono di destra poiché gli atleti gareggiano a titolo individuale – tanto che quelli di una nazione possono sfidare quelli della stessa nazione – a riprova che, come diceva Margaret Thatcher, there is no such thing as society.

Sono tutte imperniate sul merito, in base a capillari calcoli relativi a cronometraggi, punteggi e medaglie, ma traggono senso dal principio che l’importante è partecipare. Sono una delle ultime espressioni elevate di un ideale disinteressato, col simbolo metafisico della fiamma che tocca tutte le strade e tutti gli animi, ma servono a garantire del profitto e sviluppo, fanno bene al commercio e all’industria. Per due settimane, dunque, le Olimpiadi planano a dimostrarci coi fatti che la contrapposizione fra destra e sinistra riguarda insensatezze uguali e contrarie, nelle quali purtroppo ci rituffiamo appena il braciere viene spento; probabilmente, la vera tregua olimpica è questa.

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