di Antonio Gurrado
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Correggere Roald Dahl significa trasformarlo in uno scrittore per adulti
Ogni libro viene editato pensando a chi lo legge: il successo dell'autore al centro delle polemiche stava nell'aver colto la cattiveria dei bambini. Intervenire sulle sue opere dice anche di come è cambiata la nostra concezione dell'infanzia
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22 FEB 23
Ultimo aggiornamento: 02:58 PM

La polemica sull’edulcorazione di Roald Dahl (di cui il Foglio ha parlato in abbondanza) ci dice qualcosa anche su cosa pensiamo dei bambini. Un libro infatti è sempre composto da due versanti: c’è quello di chi scrive e quello di chi legge. Un intervento editoriale più o meno censorio, o comunque ritenuto migliorativo, non si appunta solo sull’attività dell’autore ma definisce l’identità del lettore. Se l’editore Puffin ha deciso di emendare passi di Dahl che ritiene offensivi, è perché ricade in un errore tipico della concezione dell’infanzia: ritenere che i bambini siano buoni, e che ogni elemento disturbante con cui vengono a contatto possa rovinare per sempre il loro candore. Questa teoria sottintende che il mondo sarebbe il paradiso terrestre, se solo avessimo lasciato crescere i bambini nella purezza, senza che qualche corruttore calasse dall’alto a corromperli col cattivo esempio.
Fandonie. Se venissero lasciati crescere nella purezza, il mondo sarebbe l’inferno: i bambini sono malvagi, egoisti, dissipatori, capricciosi, sporchi, chiassosi, sempre a un passo dal furto se ne avessero l’occasione e sempre a un passo dall’omicidio se ne avessero la forza. L’infanzia è la guerra di tutti contro tutti. Il successo di Dahl sta nell’aver colto ed esasperato la cattiveria dei bambini, creando un mondo letterario che rende reali i confusi istinti distruttivi che si agitano dentro di loro. E, poiché ogni libro viene scritto e riscritto pensando a chi legge, le correzioni apportate dall’editore Puffin servono proprio a trasformare quelli di Roald Dahl in libri per adulti; qualcosa di consolatorio e anodino che possiamo leggere tranquilli, senza guardare i nostri figli con terrore.