Flashmob "Bella Ciao in ogni casa" lungo il Naviglio Grande a Milano, 25 aprile 2020 (foto Ansa/Mourad Balti Touati) 

bandiera bianca

"Bella Ciao" diventa un jingle. Di fascismo e antifascismo non frega davvero più a nessuno

Antonio Gurrado

In tv gira uno spot il cui slogan viene scandito sulle note della famosa canzone partigiana. Ci sarà da aspettarsi la réclame di un compro oro che ci proporrà di versargli i nostri preziosi sulle note di “Faccetta nera”?

Questa mattina mi son svegliato e ho acceso la tivù. E c’era uno spot il cui slogan veniva scandito sulla musica di “Bella ciao”: credevo fosse campagna elettorale, invece era la pubblicità di una ditta di arredamenti. Ne ho tratto un dilemma insolubile, che mi tormenta tuttora. O gli autori dello spot, i musicanti, i parolieri, l’ufficio marketing, l’amministratore delegato, gli operatori e il canale televisivo – poiché non si può stare a controllare ogni dettaglio – non si sono accorti che quel motivetto era “Bella ciao”. O, camuffato da endorsement a una ditta di arredamenti, quello spot vuole in realtà sottintendere un messaggio partigiano, che si conficca subliminale nella mente di chi osserva divani e piantane, poiché ogni contesto è opportuno per mostrarsi antifascisti. Oppure, infine, di fascismo e antifascismo non frega davvero più a nessuno e sono diventati un sostrato pop, usitato e innocuo come una canzoncina che ti frulla in testa, quindi entro fine estate ci sarà da aspettarsi la réclame di un compro oro che ci proporrà di versargli i nostri preziosi sulle note di “Faccetta nera”.

 

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