(foto di Ansa)

bandiera bianca

Ed Sheeran assolto. Non basta sentirsi plagiati per essere stati davvero plagiati

Antonio Gurrado

Il giudice ha respinto le accuse di Sami Chokri sulla canzone "Shape of you". Ogni anno escono all’incirca ventidue milioni di canzoni, può capitare che per un secondo si assomiglino

Il processo che ha scagionato Ed Sheeran dall’accusa di plagio per “Shape of you” va oltre la storia della musica; è anzi frutto di uno scontro fra due visioni del mondo. I fatti. Nella canzone di Sheeran c’è un punto in cui si canta “Oh I” in una determinata maniera. Un altro musicista, Sami Chokri, qualche anno fa aveva inciso una canzone in cui si cantava un pressoché omofono “Oh why” nella stessa maniera. Tutto qui. Il giudice si è trovato a dover decidere fra due posizioni inconciliabili. Da un lato quella di Sheeran, che ha spiegato: le note sono sette, le combinazioni di accordi e tempi sono limitate, ogni anno escono all’incirca ventidue milioni di canzoni, può capitare che per un secondo si assomiglino.

 

Chokri invece, tramite i propri legali, ha fatto sapere di essersi sentito derubato, scioccato, violato. Per Sheeran dunque la realtà è un insieme di dati di fatto concreti che possono solo essere calcolati oggettivamente, per Chokri la realtà è un groviglio di emozioni insindacabili che possono solo essere misurate soggettivamente. Chiamato a scegliere fra oggettività e soggettività, fra dati di fatto ed emozioni, insomma fra realtà e fantasia, il giudice ha dato ragione alla prima: non basta sentirsi plagiati per essere davvero stati plagiati. Un po’ come non basta sentirsi musicisti per essere davvero musicisti.

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