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Il Che Guevara di massa (con la minuscola)

Quando ho sentito che il deputato a cinque stelle Ricciardi era soprannominato “il Che Guevara di Massa”, le mie orecchie non hanno colto l’iniziale maiuscola quindi i miei occhi hanno visto ergersi in lui un nuovo archetipo della politica

22 Maggio 2020 alle 17:04

Il Che Guevara di massa (con la minuscola)

Riccardo Ricciardi (LaPresse)

Tutta colpa dell’udito che ha tradito la vista. Quando ho sentito che l’ormai famigerato deputato a cinque stelle Ricciardi era soprannominato “il Che Guevara di Massa”, le mie orecchie non hanno colto l’iniziale maiuscola quindi i miei occhi hanno visto ergersi in lui un nuovo archetipo della politica, il Che Guevara di massa.

 

Il Che Guevara di massa (un po’ come il Superuomo di massa di Umberto Eco) è una proiezione collettiva che fa identificare il popolo in una figura rivoluzionaria che si fa carico delle sue frustrazioni e le vendica, che trasforma in forza le sue debolezze, che assurge a icona pur essendo totalmente qualunque; il Che Guevara di massa difetta di eroismo o ideologia ma trasforma la vox populi in urlo e rutto, il sentito dire in verità rivelata, le strategie retoriche più corrive e volgari in inoppugnabili sillogismi politici. Del resto una certa vena guevarista nel grillismo non manca, da Dibba in giù; e cos’è più grillino della leggenda secondo cui il Che si offrì come presidente della Banca nazionale di Cuba perché, quando Fidel Castro aveva chiesto “C’è qualche economista, qui?”, lui aveva capito “C’è qualche comunista”? La selezione della classe dirigente nel Movimento è lievemente meno sofisticata di così.

 

Ma quando poi la mia vista ha ripreso il sopravvento sull’udito e ho visto l’iniziale maiuscola, ho visto il deputato Ricciardi espettorare le proprie argomentazioni non dalle popolarissime bacheche social ma in un nobile emiciclo, quando l’ho visto poter disporre di una diretta televisiva per essere redarguito da Enrico Mentana, quando l’ho visto indossare giacca e cravatta in luogo di divisa e berretto, quando ho visto l’indebito spazio che i giornali hanno riservato alla sua intemerata da bar, quando ho letto che di mestiere faceva il registra teatrale, non proprio un lavoro da bassifondi, allora mi sono reso conto del mio errore: evidentemente non era il Che Guevara di massa, era il Che Guevara d’élite.    

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    25 Maggio 2020 - 11:01

    Io insisto i virus non solo attaccano il corpaccione dell'omo ne esistono alcuni super selezionati che attaccano i neuroni dando vita a pandemie come gli ismi ,fascismo comunismo nazismo e tante altre amenità alle quali le anime semplici aderiscono acriticamente mentre intellettuali infidi soffiano sul fuoco .Seguono i politici magnaccioni che depredano le salmerie al seguito degli eserciti.

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  • Carlo6

    23 Maggio 2020 - 23:33

    No, era solo un Che Guevara del ..........e basta. Lei Currado non ha visto la chiavetta della carica dietro la giacca. Era solo un teatrante che aveva ripreso a prestito il teatro in cui non aveva, presumibilmente, combinato un tubo. Grillo di questi soggeti ne ha salvati molti e, ha dispetto, li ha messi in parlamento, come Caligola si dice ci mise il cavallo e Pannella cicciolina o i compagni Luxsuria e Turigliatto. Pannella però non era Grillo come Grillo non è comunista. Infatti siamo all’effimero, alle affermazioni così è se mi pare, allo sbaraglio di un capo, comico, che butta tutto in vacca. La tristezza dello sfascio? Siamo costretti a tenerceli perché quelli che vorrebbero sostituirli sono uguali per non dire peggio.

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