Strano: né pm, né politicanti hanno scritto le riflessioni sulla Via Crucis

Antonio Gurrado

I testi proposti dalla cappellania di una casa di reclusione di Padova. E non è una coincidenza

Dal punto di vista di Dio non può essere una coincidenza che, proprio mentre il virus s’insinua nelle carceri, venga fuori che i testi della Via Crucis solitaria del Papa per il Venerdì Santo siano stati proposti dalla cappellania di una casa di reclusione di Padova. Le riflessioni su passione e morte di Gesù sono state redatte da una persona detenuta condannata all’ergastolo, due genitori ai quali hanno ammazzato una figlia, una persona detenuta, la mamma di una persona detenuta, un’altra persona detenuta, una catechista della parrocchia, un’altra persona detenuta, la figlia di un uomo condannato all’ergastolo, un’altra persona detenuta, un’educatrice del carcere, un sacerdote accusato e poi assolto, un magistrato di sorveglianza, un frate volontario e un agente di polizia penitenziaria.

 

Tuttavia, dal punto di vista di noi uomini, sembra proprio una sfortunata coincidenza che fra gli autori delle riflessioni non figurino né pubblici ministeri d’assalto televisivo né politicanti adusi a mimare le manette né tricoteuse camuffate da editorialisti. Peccato. Abbiamo perso un’occasione per sentir dire, lungo la Via Crucis, che bisognava gettare nel cesso la chiave della cella di Barabba, che se Gesù è stato arrestato allora qualche colpa ce l’avrà avuta, che non esistono buoni ladroni ma solo ladroni cattivi che non sono ancora stati crocifissi.    

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