Guidare è una faticaccia, altro che “driving experience”

Antonio Gurrado

Come siamo antiquati: quando ogni mattina sospiriamo disperati all’idea di doverci mettere al volante, in realtà dovremmo pensare che ci attende un'”esperienza di guida”

Diciamolo, guidare è una faticaccia. Significa immettersi in un traffico di sconosciuti potenzialmente criminali e tendenzialmente deficienti, rischiare di venire multati per ragioni imponderabili, scansare quelli che si piantano diagonali negli incroci, venire clacsonati quando il semaforo è ancora bello rosso, pagare fior di carburanti e pedaggi, restare incolonnati mentre l’autoradio pubblicizza cibo per gatti, rischiare incidenti di continuo, cercare parcheggio per sempre; il tutto allo scopo di fare cose assurde tipo andare al lavoro o in palestra. Adesso però cambia tutto: una ditta il cui nome non voglio ricordarmi ha annunciato che le sue automobili hanno una strumentazione ideale per la nostra driving experience. Dice proprio così, driving experience, sottilmente rinfacciandoci che è colpa nostra se siamo antiquati: quando ogni mattina sospiriamo disperati all’idea di dover guidare, in realtà dovremmo pensare che ci attende una driving experience: che comprende, per nostro intrattenimento, una traffic experience, una police experience, una semaphore experience, una clacson experience, una parking experience, una accident experience e così via. Allora sì che è tutta un’altra cosa, allora sì che vien voglia di passare le giornate a divertirsi così.

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