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Le sciarpe da stadio di Giorgia Meloni

Antonio Gurrado

Quel pezzo di tessuto con su scritto “Difendiamo Dio, patria e famiglia” più che un messaggio politico era una dichiarazione di tifo cumulativa, come “Forza Milan, Guzzi e Alfa Romeo”

“Difendiamo Dio, Patria e famiglia”, c’era scritto su una sciarpa mostrata da Giorgia Meloni ieri in un auditorium di Bologna; una sciarpa da stadio, su cui non avrebbe sfigurato una dichiarazione di tifo cumulativa quale “Forza Milan, Guzzi e Alfa Romeo” (come nella canzone di Claudio Sanfilippo).

 

 

Il problema è che le sciarpe da stadio – come i cori in curva – raramente vanno prese alla lettera, tanto più che talvolta nemmeno hanno senso compiuto. I proclami politici invece sì. Difendere la famiglia è un intento commendevole, che piacerebbe a Hegel e Lévi-Strauss, trattandosi di una primaria istituzione umana; ma così generico da risultare vacuo, a meno che non ci fosse qualcosa di più cogente scritto sul retro della sciarpa. Anche difendere la Patria è un ammirevole ideale, che sarebbe piaciuto a Mazzini e a Orazio, dulce et decorum; bisogna solo capire se la Patria è il popolo berciante o la complessa architettura istituzionale che i sovranisti reputano non credibile né legittimata in quanto non coincide con le strida più chiassose del popolo berciante. Ma difendere Dio, ecco, significa presupporre che Dio non sappia difendersi da solo e abbia bisogno di un auditorium e di una sciarpa.

 

Bei tempi, quando era onnipotente.

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