Le due verità di Fioramonti sulla scuola italiana

Antonio Gurrado

“Di certo non può bastare una laurea per diventare insegnanti: serve essere formati”, ha detto il ministro dell'Istruzione

Il tanto bistrattato ministro Fioramonti, con due sole righe di intervista a Repubblica, è riuscito a rivelare altrettante verità inconfessate sul sistema dell’istruzione italiano. “Di certo non può bastare una laurea per diventare insegnanti: serve essere formati”. La prima verità è dunque che il corso completo degli studi in Italia non forma: cinque anni di elementari, tre di medie, cinque di superiori, almeno tre di laurea di base più almeno altri due di laurea specialistica non sono sufficienti a plasmare persone in grado di trasmettere ai posteri i saperi appresi nel corso di diciotto o più anni di studi. C’è bisogno di una postilla, di un approfondimento, di tempi supplementari che incrementino gli anni di apprendimento a venti, a venticinque, a infiniti: soluzione ideale per una nazione di figli che si rifiutano di diventare adulti.

 

La seconda verità che si deduce dalle parole del ministro è che la scuola italiana seleziona idealmente il proprio personale non in base ai contenuti di cui dispone ma alla forma cui aderisce per trasmetterli. Con ciò si spiega quella pletora di corsi e corsettini, aggiornamenti ed esperimenti, tecnicismi e pastoie didattiche il cui principale effetto è stato far divorare il sapere dal dibattito su come trasmetterlo: risultato, uno sproposito di studenti che si diploma non sapendo niente perché gliel’hanno insegnato benissimo.

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