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Mussolini e il residuo spirito democratico dell’Italia

Sostenere che il Duce abbia fatto anche cose buone vale tanto quanto negare che ne abbia fatte. Un saggio di Francesco Filippi per approfondire la questione

12 Aprile 2019 alle 16:38

Mussolini e il residuo spirito democratico dell’Italia

foto LaPresse

Mussolini ha fatto anche cose buone? È appena uscito per Bollati Boringhieri un saggio di Francesco Filippi che s’intitola proprio così e che, in epoca di fact checking, sta facendo parlare in quanto dimostra che quando c’era lui i treni non arrivavano in orario, figuriamoci come funzionava il resto. Si tratta in realtà di un’ampia e seria ricostruzione analitica su tutti gli aspetti della vita italiana dell’epoca, utilissima ai fini storici ma che non deve lasciarsi trascinare nel dibattito sull’attualità – e sì che materiale ce ne sarebbe, dal pronipote candidato alle Europee al comune di Salò che dibatte sulla revoca della cittadinanza al duce. Il fatto è questo: paradossalmente, a un livello prettamente politico, sostenere che Mussolini abbia fatto anche cose buone vale tanto quanto negare che ne abbia fatte, poiché il dibattito si ammanta di sindacabilità e sottintende che una qualsiasi dittatura risulti migliore o peggiore in base alla puntualità ferroviaria o simili.

 

Invece la domanda davvero dirimente per misurare il residuo spirito democratico dell’Italia sarebbe questa: siete disposti ad accettare una riduzione della vostra libertà in cambio di un miglioramento delle infrastrutture, della sicurezza e dell’economia? Oppure sareste disposti a rinunziare a tutto ciò pur di mantenere una sana distinzione liberale fra potere esecutivo, potere legislativo e potere giudiziario, senza ministri che sbranano il lavoro del parlamento, masanielli che annunciano che “ora lo Stato siamo noi”, governanti che si nominano avvocati del popolo, gogne sui social di partito, referendum online gestiti da aziende private? Vedete poi come la questione diventa di stretta attualità. 

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    15 Aprile 2019 - 09:09

    Quando si torna a queste rappresentazioni vuol dire che la democrazia ha fallito. Se si rimanesse nell’ambito del razionale, del responsabile, del diritto, della legalità percepita e rappresentata, del diritto alla diversità nel rispetto altrui, forse un ripensamento su Mussolini rimarrebbe lettera morta. Lo sfascio, l’abbandono e l’impotenza sono la morte della democrazia. Le dittature per la megalomania che l’accompagna finiscono sempre nel sangue e, se solo rovesciate lasciano macerie materiali e intellettuali. Il popolo non va frainteso quando chiede ordine questo fa comodo a chi ne sfrutta il malcontento per fini autoritari. La colpa, le colpe sono sempre di chi rappresenta la democrazia non avendone le capacità.

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  • lorenzolodigiani

    12 Aprile 2019 - 18:06

    Riflessioni troppo razionali per un Tajani qualsiasi piu’ in linea con banalita’ da bar sport.

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