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L’Italia sarà salvata da Sandro Mayer

Arriva in edicola “Dipiù Fumetti” con le poesie di Leopardi, Carducci e Pascoli raccontate per immagini. Un modo di raggiungere italiani che non hanno studiato e immigrati che vogliono imparare qualcosa di noi. Tre ragioni per esserne felici

22 Novembre 2018 alle 17:45

L’Italia sarà salvata da Sandro Mayer

Sandro Mayer alla Prova del cuoco (foto LaPresse)

Sono tempi così oscuri che l’Italia sarà salvata da Sandro Mayer. Da sabato arriverà in edicola “Dipiù Fumetti” e il primo numero ospiterà la resa grafica di celebri poesie di Leopardi, Carducci e Pascoli; altri classici seguiranno. Mentre già sento le prime risatine dell’intelligentsia, Mayer spiega che il nuovo mensile conterrà il testo originale della poesia, la sua parafrasi in italiano corrente e illustrazioni che ne ritrarranno le immagini verbali (il passero solitario, il pio bove, la nebbia agli irti colli) con l’ambizione di raggiungere un pubblico di semplici, italiani che non hanno studiato e immigrati che vogliono imparare qualcosa di noi.

  

 

Tradotto in termini più aulici, significa tre cose. Anzitutto, utilizzare le immagini per restituire significato e forza a parole che non l’hanno più: vedremo di che colore è il pelo della cavallina storna, la vegetazione dell’ermo colle, il rumore onomatopeico dello sciabordare. Poi, ammettere che gli italiani – ossia il famoso popolo di cui tanto si parla – hanno perso i contatti con la conoscenza collettiva che negli scorsi cent’anni aveva radunato e unito quel popolo stesso: e ora vanno istruiti come scolaretti che abbiano dimenticato l’esistenza e la bellezza delle poesie che non hanno voluto imparare a memoria. Infine, che l’integrazione dello straniero non passa dalla negazione di ciò che si è bensì dall’individuazione di un nucleo identitario da comunicare e condividere in maniera semplice: come in Emilia dove, anziché organizzare fumosi convegni sulla liberazione delle donne islamiche, i comuni insegnano loro ad andare in bicicletta.

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Commenti all'articolo

  • Caterina

    Caterina

    23 Novembre 2018 - 20:08

    Già trent’anni fa a Lagos, Nigeria, potevo incontrare locali in bicicletta. Ricordo un ragazzo in particolare: trasportava in bilico sul capo una rete metallica per letto singolo; più elegante di un emiliano. Quando vivevo all’estero, cambiando ogni tre anni nazione e a volte continente, mi divertivo a notare le “idee” che avevano i locali di me in quanto italiana. Mai fare di un’erba un fascio, quante sorprese dietro ogni volto.

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