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Cosa resta dell’insegnamento di Guareschi?

"È morto lo scrittore che non era mai nato", titolò esattamente cinquant’anni fa l’Unità per annunciare la morte dello scrittore

23 Luglio 2018 alle 16:08

Cosa resta dell’insegnamento di Guareschi?

Foto tratta da Wikipedia

È morto lo scrittore che non era mai nato, titolò esattamente cinquant’anni fa l’Unità per annunciare la morte di Giovannino Guareschi. Poi giunse la doverosa rivalutazione, anche da sinistra; si comprese che utilizzare un vocabolario di trecento lemmi (stima sua, al ribasso) per riuscire a comprendere certe pieghe dell’animo umano era titolo di merito, non di demerito; la tv continuò a trasmettere i film di Don Camillo sapendoli permanenti casseforti di audience, la Rizzoli pubblicò meritoriamente l’opera omnia sotto la cura filiale di Albertino e della Pasionaria, fiorirono studi e libri (principe, Alessandro Gnocchi) e si comprese che il giudizio liquidatorio era stato a dir poco affrettato.

 

Oggi però cosa resta dell’insegnamento di Guareschi?

 

Nessuna traccia del catechismo dei semplici, che papa Giovanni voleva affidare alla sua penna, perché anziché utilizzare parole facili per spiegare una dottrina complicata la Chiesa ha preferito semplificare la dottrina talvolta svendendola all’attualità. I cattolici in politica si sono dileguati. Il conservatorismo si è ridotto a tonitruante operetta in felpa, mentre i difensori del popolo non hanno più il fazzoletto rosso al collo e mezzo toscano in tasca ma vestono con la pacchiana grisaglia che il popolo immagina propria delle élite, o dei rappresentanti immobiliari. I trinariciuti – quelli che secondo Guareschi si servivano del foro in sovrannumero per espellere la materia grigia e inalare le direttive di partito – stanno invece benissimo anzi si sono evoluti: collegano la terza narice direttamente a internet e ognuno di loro blatera da solo costituendo così una salda maggioranza di solipsisti accecati. È davvero morto lo scrittore che non era mai morto, dovrebbe titolare oggi l’Unità; ma non c’è più nemmeno lei.

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    24 Luglio 2018 - 12:12

    Vista la mia data di nascita (1955) non ho potuto leggere Guareschi ai tempi di Candido, ma da ragazzo ho avuto modo di conoscerlo attraverso alcune copie conservate da mio padre e da mia nonna (anticomunisti viscerali come me). Guareschi aveva perfettamente capito gli enormi punti deboli dei comunisti e, partendo dalla loro totale mancanza di ironia e autoironia, li metteva alla berlina ricevendo reazioni rabbiose (il titolo dell'Unità docet). Sono passati solo vent'anni dalla morte di Guareschi ed il loro assurdo e feroce castello si è dissolto, dando ulteriormente ragione a Giovannino nostro. Oggi sono altri che non mancherebbero di fornire materiale alla sua arguta penna.

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  • mussini

    24 Luglio 2018 - 12:12

    Bravo Gurrado: a ritmo di rock, hai capito tutto di Guareschi!

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  • adebenedetti

    23 Luglio 2018 - 19:07

    Da vecchio lettore di Guareschi prima su Candido e poi sul Borghese non penso che Guareschi sarebbe ben accolto oggi dalla Redazione del Foglio. Sarebbe bello che il Foglio si facesse promotore per la restaurazione del primo tempo del Film La Rabbia di cui il grande Giovannino fu il regista. Il secondo tempo e` stato restaurato dal regime in quanto il regista era Pasolini.

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