Cosa facesse il M5s per la cultura se andrebbe al governo

I grillini si rivolgono a un elettorato che si crede colto e, se mai andrà al governo con Salvini, tratterà il nuovo alleato dall'alto di un'autoproclamata superiorità intellettuale

10 Maggio 2018 alle 17:01

Cosa facesse il M5s per la cultura se andrebbe al governo

Luigi Di Maio (foto LaPresse)

Fidatevi: che riescano o meno a formare un governo, la cultura sarà il prossimo campo di battaglia fra Lega e Movimento 5 stelle. Non mi riferisco a noiosissime nomine ministeriali ma alla più generale concezione di cosa sia la cultura, a cosa serva e chi la detenga. Subito prima della corsa all'accordo, quando sembrava inevitabile andare alle urne sotto gli ombrelloni, un esponente grillino tenuto ahimè anonimo dai quotidiani aveva dichiarato quanto segue: che la campagna elettorale pentastellata si sarebbe concentrata sulle regioni del nord Italia ma non allo scopo di sottrarre elettorato alla Lega, in quanto la Lega "si rivolge a una classe bassa, senza istruzione" mentre evidentemente il M5s si rivolge a un elettorato colto. Ohibò. Che l'elettorato della Lega sia necessariamente ignorante è tutto da dimostrare; di certo i leghisti hanno da sempre un approccio disinvolto e senza fronzoli alla cultura che tracima spesso nel dileggio o nella pochade, come quando un giovane Salvini interrogato da Mentana su un casus belli rispose grosso modo che non gl'importava se fossero belli o brutti.

 

I Cinque stelle hanno invece un'elevata concezione della cultura e, come si mettono in ghingheri per sembrare competenti e affidabili, così mostrano deferenza nei confronti di chi dispone di incarichi anche astrusi presso università anche balzane; non per niente la loro ossessione è soppesare curriculum, manco fossero un'agenzia interinale. Ciò che la loro base contesta alla casta dei professoroni non è il titolo accademico bensì l'essere un circolo chiuso resosi inaccessibile a chi è andato a far carriera accademica a Malta o si è documentato domesticamente su Google: per loro è lo stesso, implica esclusione dai recinti ufficiali della cultura e, di conseguenza, dedizione alla ricerca di una verità occultata dai poteri forti. In sostanza, il buon grillino reputa che la cultura sia ciò che lui di volta in volta ritiene giusto e vero a fronte di una massa di ignoranti che o è priva di titolo quindi vota Lega o è collusa con i piani alti del sapere quindi vota Pd. Il Movimento 5 stelle si rivolge a un elettorato che si crede colto e per questo, se mai andrà al governo con la Lega, tratterà il nuovo alleato dall'alto di un'autoproclamata superiorità intellettuale, magari in quello stentato italiano neostandard dai congiuntivi incerti tipico dei grillini che vogliono parlar forbito, perché il Signore acceca quelli che vuole perdere.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    10 Maggio 2018 - 18:06

    Fusse che fusse la volta bona !!! Forza così Gurrado.

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  • Skybolt

    10 Maggio 2018 - 18:06

    Essendo in grandissima parte ex-elettori di sinistra, si sono portati dietro il vizietto.

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