cerca

In difesa del prete di Manduria che ha negato la lavanda dei piedi ai migranti

Mettere sull’altare dodici immigrati per il solo gusto di metterceli e farne parlare tutta la provincia di Taranto è un atto fine a sé stesso

3 Aprile 2018 alle 17:00

In difesa del prete di Manduria che ha negato la lavanda dei piedi ai migranti

Perché una piccola ma resistente parte di me si rifiuta di stigmatizzare il rifiuto del prete di Manduria, quello che non ha voluto lavare i piedi a dodici immigrati durante la messa In Coena Domini? La parte sentimentale, che è preponderante, mi ricorda che il rito della lavanda dei piedi significa farsi servi dei servi, mettere i sacerdoti a disposizione degli ultimi; e, in effetti, chi è più ultimo del povero che fugge dalla propria nazione? La parte razionale, che è tuttavia coriacea, mi illustra però che all’ultima cena Gesù volle compiere il suo gesto di umiltà non verso dodici passanti bensì verso dodici persone che aveva scelto accuratamente e guidato per anni, in vista di un mandato che andava ben oltre il momento eclatante. Il sentimento mi fa intuire che oggi, in mancanza di pescatori, è necessario andare a cercare testimoni fra i nuovi reietti; l’intelletto mi fa capire che mettere sull’altare dodici immigrati per il solo gusto di metterceli e farne parlare tutta la provincia di Taranto è un atto fine a sé stesso, che può svilire tanto le persone quanto il rito, e dal voler dare esempio al voler dare spettacolo il passo è breve. Col cuore si crede, diceva San Paolo. Anche con un po’ di cervello, aggiungerei io.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi