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Le “scandalose” rivelazioni di Facebook: Bonino nel 1994 stava nel centrodestra

Il tribunale social si indigna per la “giravolta” della leader di +Europa. Ma solo chi non sa niente della storia d'Italia degli ultimi decenni non ne era a conoscenza. Fatevi una domanda 

1 Marzo 2018 alle 18:11

Le “scandalose” rivelazioni di Facebook: Bonino nel 1994 stava nel centrodestra

Emma Bonino in una foto d'archivio di LaPresse

Sul tribunale inquisitorio di Facebook circola dunque un documento-rivelazione: antiche carte della Camera dei Deputati rivelano che Emma Bonino, proprio lei, nel 1994 fu eletta alla XII legislatura nel collegio uninominale di Padova-Selvazzano, presentata dalla coalizione di centrodestra, e fu iscritta dal 21 aprile 1994 al 24 gennaio 1995 al gruppo parlamentare di Forza Italia. Embe'? Lo sapevamo già, e chi se ne scandalizza adesso sortisce la stessa efficacia di qualcuno che oggidì irrompa trafelatissimo dalla finestra a rivelarci che Napoleone è stato sconfitto a Waterloo, o che si sospetta l'accoltellamento di Giulio Cesare perché l'ha letto sui social. Facebook ha questo di bello, fa nuove tutte le cose e quindi tutti pubblicano foto della neve come se non l'avessero mai vista prima, tutti stupiscono di fronte alla scoperta che nel 1994 i Radicali offrirono sostegno al centrodestra in cambio di qualche seggio sicuro, patti chiari e amici cari in perfetta regolarità politica e stimabilità programmatica. Lo sapevamo già perché, per saperlo, basta avere un minimo a cuore la storia politica di questo Paese; che dico, basta non essere stati ibernati negli ultimi vent'anni; che dico, basta documentarsi e informarsi per sapere da che lato siamo girati. Chi si sorprende, chi si scandalizza, chi si sveglia adesso e sbraita perché il popolo del web ha smascherato una giravolta, che non è una giravolta ma un percorso politico pubblicamente documentato e abbondantemente giustificato da fatti e argomentazioni, ammette espressamente di andar fiero della propria inconsapevolezza e di non sapere di cosa sta parlando. Chi usa questo pretesto come nuovissimo grimaldello per dire che un politico non è degno di essere votato, perché qualcuno si è appena accorto di un evento pubblico degli anni Novanta, dovrebbe chiedersi piuttosto se domenica non sia il caso di darsi a un altro hobby.

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