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Cosa è successo davvero alle Bermuda dove il Parlamento ha abrogato le nozze gay

Prima di gridare allo scandalo bisogna far notare che l’abrogazione consiste nell’istituzione di una domestic partnership sostitutiva del matrimonio, di fatto un’unione civile aperta a coppie dello stesso sesso

8 Febbraio 2018 alle 16:52

Cosa è successo davvero alle Bermuda dove il Parlamento ha abrogato le nozze gay

Foto LaPresse

Fortunate le sei o sette coppie omosessuali che sono riuscite a sposarsi a Bermuda nei pochi mesi in cui è stato possibile, se il matrimonio è una fortuna. Ieri il governatore dell’isola, il britannico John Rankin, ha ratificato la decisione dell’assemblea legislativa che, a dicembre, aveva votato per abrogare le nozze fra persone dello stesso sesso, introdotte nello scorso maggio da un decreto della Corte Suprema. È un momento storico in quanto Bermuda diventa così la prima nazione ad avere abolito il matrimonio omosessuale. Prima d’innalzare alti lai per la perdita di diritti fondamentali – o, magari, prima di prorompere in un’insensata esultanza revanscista, come se ce ne fregasse qualcosa di chi si sposa a Bermuda – bisogna specificare un paio di dettagli.

 

Anzitutto, l’abrogazione consiste nell’istituzione di una domestic partnership sostitutiva del matrimonio, di fatto un’unione civile aperta a coppie dello stesso sesso; nessuna persecuzione né accanimento, ma solo una riforma che pone Bermuda più o meno sullo stesso livello dell’Italia. Poi, la riforma è stata votata a vastissima maggioranza (8 voti su 11 al Senato, 24 su 34 alla Camera) interpretando un comune sentire che aveva scatenato proteste di migliaia di oppositori dopo che le nozze erano state consentite dalla Corte Suprema. Se ne deduce che, fortunatamente, almeno in quell’isola sperduta dell’Atlantico si può ragionare: da un lato senza che chi ha motivi per essere contrario alle nozze omosessuali sia beceramente contrario al riconoscimento dei diritti degli omosessuali, dall’altro senza che la propaganda pro nozze omosessuali, per patrocinare la propria causa, si ammanti dell’appello, spietato e ottuso, all’inesorabilità del progresso. Se il progresso è una fortuna.

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