L’autonomia lombarda passa dal bar e dalla tabaccheria

La Lombardia resta la regione italiana dove si gioca di più. Dai gratta e vinci alle slot machine, ha senso sforzarsi di pagare meno tasse con una mano per gettare soldi nel vuoto con l’altra?

20 Ottobre 2017 alle 16:16

L’autonomia lombarda passa dal bar e dalla tabaccheria

Foto Pixabay

Non basteranno i tablet: l’autonomia lombarda passa dal bar e dalla tabaccheria. A Capodanno 1848, volendo protestare contro le vessazioni austriache, i milanesi all’improvviso cessarono di fumare, onde evitare che la pratica di un vizio versasse ulteriori denari lombardi nelle casse di Vienna: era una “pubblica e solenne dimostrazione”, scrisse l’allora vicesegretario della congregazione municipale di Milano Francesco Crippa, “da cui apparisse che qui non erasi contenti del modo in cui si era governati”. Gli austriaci reagirono imponendo ai soldati imperiali di passeggiare per le vie della città con almeno un sigaro in bocca (non pochi ne fumavano due o tre alla volta); poi, vedendo che i milanesi persistevano nella provocazione salutista, iniziarono a far correre le mani. La moderna libertà lombarda nacque lì. Oggi si fuma un po’ meno ma la Lombardia resta la regione italiana dove si gioca di più: e si mormorano cifre iperboliche secondo cui, da gratta e vinci o slot machine, lo Stato italiano ha incassato all’incirca cinque miliardi di euro in ciascuno degli anni recenti. Ora il governo sta cercando di limitare il fenomeno ma il volume del gioco d’azzardo permane eccessivo: dunque ha senso sforzarsi di pagare meno tasse con una mano per gettare soldi nel vuoto con l’altra? Se da lunedì, a sottolineare i risultati del referendum, i lombardi all’improvviso cessassero di giocare d’azzardo, lasciando i gratta e vinci a scolorire appesi e le slot machine ad aspettare il corto circuito in tutta la regione, eviterebbero che la pratica di un vizio versasse ulteriori denari lombardi nelle casse governative e farebbero capire che qui non si è contenti del modo in cui si viene governati da Roma. Vedrete come diventa più convincente la richiesta di autonomia.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • matteo.mosca

    21 Ottobre 2017 - 07:07

    Siamo sempre alle solite: quindi per consentire a questo stato vorace di continuare a sprecare i soldi che ci ruba dovremmo addirittura cambiare il nostro stile di vita. Voi che venite dal sud Italia ce l’avete proprio nel sangue la pretesa che siano sempre gli altri a dover fare qualcosa per voi e non viceversa.

    Report

    Rispondi

  • lorenzolodigiani

    20 Ottobre 2017 - 23:11

    Purtroppo e’ ottobre, non di puo’ dire agli elettori di andare al mare, come fece Craxi. Per altro sarebbe di cattivo auspicio. Il referendum resta comunque inutile. Si poteva trattare con il governo come ha fatto il presidente dell’Emilia e Romagna. Serve a Maroni per esultare, nel caso di un risultato positivo, indossando una patetica maglietta verde.

    Report

    Rispondi

  • robyv73

    20 Ottobre 2017 - 21:09

    La Lombardia ha varato una legge apposita contro l'insediamento delle sale da gioco ed il governo aveva anche pensato d'impugnarla poi per fortuna non lo ha fatto. Purtroppo i Milanesi di oggi non hanno neppure un filamento di DNA in comune con quelli del 1848, probabilmente è più facile evadere le tasse da soli piuttosto che organizzare nuovamente le 5 giornate. Comunque la proposta è ottima ed aggiungerei che oltre a non giocare potrebbero astenersi anche dal comprare i più diffusi beni soggetti a monopolio statale, sigarette ed alcolici.

    Report

    Rispondi

  • bstucc

    20 Ottobre 2017 - 18:06

    Solo 5 miliardi? Pezzenti. Solo di IVA e accise, coi tabacchi lo stato incassa 14 miliardi di neuri/anno.

    Report

    Rispondi

Servizi