L'autonomia lombarda passa dal bar e dalla tabaccheria

Antonio Gurrado

La Lombardia resta la regione italiana dove si gioca di più. Dai gratta e vinci alle slot machine, ha senso sforzarsi di pagare meno tasse con una mano per gettare soldi nel vuoto con l’altra?

Non basteranno i tablet: l’autonomia lombarda passa dal bar e dalla tabaccheria. A Capodanno 1848, volendo protestare contro le vessazioni austriache, i milanesi all’improvviso cessarono di fumare, onde evitare che la pratica di un vizio versasse ulteriori denari lombardi nelle casse di Vienna: era una “pubblica e solenne dimostrazione”, scrisse l’allora vicesegretario della congregazione municipale di Milano Francesco Crippa, “da cui apparisse che qui non erasi contenti del modo in cui si era governati”. Gli austriaci reagirono imponendo ai soldati imperiali di passeggiare per le vie della città con almeno un sigaro in bocca (non pochi ne fumavano due o tre alla volta); poi, vedendo che i milanesi persistevano nella provocazione salutista, iniziarono a far correre le mani. La moderna libertà lombarda nacque lì. Oggi si fuma un po’ meno ma la Lombardia resta la regione italiana dove si gioca di più: e si mormorano cifre iperboliche secondo cui, da gratta e vinci o slot machine, lo Stato italiano ha incassato all’incirca cinque miliardi di euro in ciascuno degli anni recenti. Ora il governo sta cercando di limitare il fenomeno ma il volume del gioco d’azzardo permane eccessivo: dunque ha senso sforzarsi di pagare meno tasse con una mano per gettare soldi nel vuoto con l’altra? Se da lunedì, a sottolineare i risultati del referendum, i lombardi all’improvviso cessassero di giocare d’azzardo, lasciando i gratta e vinci a scolorire appesi e le slot machine ad aspettare il corto circuito in tutta la regione, eviterebbero che la pratica di un vizio versasse ulteriori denari lombardi nelle casse governative e farebbero capire che qui non si è contenti del modo in cui si viene governati da Roma. Vedrete come diventa più convincente la richiesta di autonomia.