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Quindi Cantone vuole trasformare l’università in "università della vita"?

Cercansi scrittori per la commissione di Lettere, delinquenti per quella di Criminologia ed etruschi per Archeologia

27 Settembre 2017 alle 19:04

Quindi Cantone vuole trasformare l’università in "università della vita"?

Nanni Moretti in una scena di Ecce Bombo (1978)

Non mi è chiara la proposta di Raffaele Cantone per riformare le commissioni di concorsi e abilitazioni universitarie. Indubbiamente mosso dalle migliori intenzioni, il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione ha suggerito su Repubblica di includere in ogni commissione “una personalità esterna al mondo accademico. Perché non immaginare uno scrittore a giudicare, insieme agli altri, una prova di letteratura italiana? Un medico, un ingegnere e un avvocato nelle loro discipline?”. Ciò pone alcune difficoltà di ordine pratico.

  

Anzitutto mi risulta che nelle commissioni di Medicina ci siano già dei medici, in quanto i professori di Medicina abitualmente non fanno gli astronauti: bisogna dunque includere appositamente medici che non abbiano scelto la carriera accademica per ostilità o disinteresse? Inoltre c’è una certa confusione sulle gerarchie di studio: se un aspirante docente di Letteratura italiana vaglia la produzione degli scrittori, davvero ne consegue che uno scrittore debba vagliare la produzione di un aspirante docente? Come la mettiamo col fatto che in un’eventuale commissione di Criminologia non dovrebbe di conseguenza mai mancare un criminale? Inoltre questo criterio non appare applicabile in tutti i settori: dove lo troviamo un etrusco da inserire in una commissione di Archeologia?

  

“La contaminazione è un valore”, dice Cantone, ma temo che questo valore possa inclinare il piano accademico fino all’abilitazione per acclamazione o a suffragio universale. Trasformiamo l’università in università della vita? Peggio ancora. “Non conosco categoria più gelosa delle proprie libertà dei magistrati”, dice Cantone, “eppure nelle commissioni di concorso in magistratura ci sono proprio i docenti universitari”. Non è che qualcuno fraintende e poi, per eccessivo amore di onestà, propone di contraccambiare includendo in ogni commissione un magistrato che prima sorvegli e poi ammanetti la libertà accademica?

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Commenti all'articolo

  • albertoxmura

    27 Settembre 2017 - 23:11

    La proposta di Cantone è inefficace. L'accademia deve curarsi da sé. Occorre piuttosto allargare molto di più i settori concorsuali. Che senso ha avere commissioni distinte per filosofia teoretica e filosofia morale? Con settori molto grandi le cordate sono molto più difficili. Va tuttavia detto che, con le ASN a numero aperto, di solito non si verificano gli atti di corruzione denunciati, se non in quei settori nei quali la posizione accademica costituisce il trampolino per una lucrosa attività professionale. Una cattedra di medicina o di diritto tributario può valere molti milioni e ben si capisce che per averla si ricorra a ogni mezzo. Una cattedra di latino, per contro, vale quanto il magro stipendio corrisposto secondo le tabelle ministeriali. Occorre poi creare un numero di posizioni di ricercatore con tenure-track sufficiente ad assorbire la maggior parte degli abilitati precari (che di norma sono meritevoli). Infine occorre promuovere la mobilità, che è praticamente nulla.

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