Attenti ai fantasmi: un segnale fuori dal castello di Niedzica in Polonia (foto di Klearchos Kapoutsis via Flickr)

Sindaci ghostbuster e lo spettro della cultura

Antonio Gurrado
La caccia ai fantasmi in provincia di Cremona è dunque un esempio tipico di quella massa informe di iniziative pittoresche che vanno sotto il generico cappello della cultura.

La cultura è roba da assessori: ha ragione Daniela Ranieri, che lo scrive in “Mille esempi di cani smarriti” (Ponte alle Grazie). Nei piccoli comuni, poi, la cultura è direttamente roba da sindaci. Accade ad esempio che il primo cittadino del comune di Ostiano, tremila anime nel cremonese, abbia autorizzato ben due visite notturne della Società Italiana Ricerche Paranormali all'interno del locale castello quattrocentesco, finalizzate al riscontro di presenze occulte che si fossero impigliate nei secoli. Ciò perché, spiega la delibera, “questa amministrazione persegue una politica di sostegno all'organizzazione di iniziative formative, sociali, culturali e turistiche che vengono realizzate sul territorio”.

 

La caccia ai fantasmi in provincia di Cremona è dunque un esempio tipico di quella massa informe di iniziative pittoresche che vanno sotto il generico cappello della cultura e contemplano divulgazioni velleitarie, eclatanti stramberie, nozioni pseudoscientifiche (la SIRP ricerca bolle di energia, campi magnetici e movimenti elettrici al di fuori della quotidianità, dice il sindaco) nonché balzane convinzioni personali (anch'io credo ci sia qualcosa che va oltre ciò che vediamo, dice il sindaco). Si scrisse un tempo che in Europa cessarono di esserci streghe dal momento in cui si smise di bruciarle; probabilmente nei castelli non ci saranno più fantasmi dalla notte in cui si smetterà di cercarli, e magari da allora perfino la cultura smetterà di infestare i municipi.

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