Festival di Taormina Taobuk (foto via taobuk.com)

Il caso di Taormina insegna che i festival letterari non creano lettori

Antonio Gurrado


Chiude l'unica libreria della cittadina siciliana. Istruzioni per non ostinarsi a guardare il dito anziché la luna.

Chiude l'unica libreria di Taormina: a quanto si legge, l'affitto richiesto per il locale è aumentato al punto da non consentire più ai gestori di pagarlo. Quando una libreria chiude siamo tutti tristi perché, fuor di retorica, i libri si possono comprare su internet ma le librerie di paese servono come luogo aggregativo, utile a far scoprire a gente che si annoia titoli di cui non era previamente a conoscenza. È così che ci si crea una clientela. La tristezza non deve però confinarci a guardare il dito anziché la luna. Leggo infatti che la libreria Bucolo di Taormina è gestita dalla famiglia di Antonella Ferrara, presidentessa del festival cittadino Taobuk, che si avvale della direzione artistica di Franco Di Mare.

 

L'iniziativa ha visto sei edizioni di gran successo e all'ultima, un mese fa, hanno partecipato Michael Cunningham, Claudio Magris, Massimo Carlotto, Michel Onfray, Roberto Andò, Moni Ovadia, Eva Cantarella e molti altri che non cito solo per mancanza di spazio. Un festival letterario è una libreria allargata: un luogo aggregativo utile a far scoprire al pubblico autori e temi di cui non era previamente a conoscenza. Guardare il dito significa domandarsi se Taobuk continuerà anche dopo la chiusura della libreria Bucolo. Ma se Michael Cunningham, Claudio Magris, Massimo Carlotto, Michel Onfray, Roberto Andò, Moni Ovadia, Eva Cantarella eccetera, andando a Taormina, non sono riusciti a creare una clientela stabile sufficiente a far fronte all'aumentato affitto di un locale, forse è meglio chiedersi: a cosa è servito Taobuk? Questo è guardare la luna, che a Taormina brilla particolarmente luminosa.

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