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Se il cane della Brambilla potesse parlare

Buonasera, sono un cane timido ma, purtroppo, da ieri sono diventato famoso in quanto primo quadrupede a entrare nella Camera dei Deputati. Ai giornalisti è stato detto che mi chiamo Sogno e che simboleggio il fatto che la riforma costituzionale non riconosce gli animali come esseri senzienti.

19 Ottobre 2016 alle 17:23

Se il cane della Brambilla potesse parlare

Michela Vittoria Brambilla (foto LaPresse)

Buonasera, sono un cane timido ma, purtroppo, da ieri sono diventato famoso in quanto primo quadrupede a entrare nella Camera dei Deputati. Ai giornalisti è stato detto che mi chiamo Sogno (è uno pseudonimo: in realtà mi chiamo con un prolungato uggiolio che verso la fine s'impenna due volte) e che simboleggio il fatto che la riforma costituzionale non riconosce gli animali come esseri senzienti, non rispettando “i sentimenti di quella maggioranza di italiani che convive con i nostri piccoli amici, considerandoli membri della famiglia”. Altroché se sono senziente: mentre venivo fotografato mi guardavo attorno atterrito, tenevo le orecchie pendule e le zampe sospese nel vano tentativo di liberarmi dalla stretta della signora che m'introduceva al rutilante consesso dei notisti parlamentari.

 

Essendo timido non ho rilasciato dichiarazioni ma, se mi avessero schiaffato un microfono dinanzi al muso, avrei replicato: “A parte che piccolo amico lo dici a un chihuahua, ricordati che non c'è nulla di più deperibile degli umani sentimenti. Le Costituzioni, al contrario, sono fatte per durare funzionando. Se un popolo si mettesse a scrivere la Costituzione su proclami sentimentali – asserendo, per assurdo, che una nazione ripudia la guerra o che è fondata sul lavoro – staremmo sicuri che quella Costituzione non durerebbe e non funzionerebbe. Per scrivere le Costituzioni bastano cervello e pragmatismo, però non tutti i popoli ne hanno”. È stato un bene che non abbia detto niente. Avrei soltanto prodotto guaiti e voi avreste commentato: “Che bellino! Sembra quasi che voglia parlare”; perché i vostri sentimenti vi fanno sentire solo ciò che volete sentire.

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