Il tronista gay di Uomini e donne, istruzioni per l'uso

Quattro modi per interpretare la scelta di Maria De Filippi che con la sua audience milionaria determina più di ogni altra opera romantica dei secoli precedenti la maniera in cui un vasto pubblico, incapace di una narrazione creativa dell'interiorità, percepisce e classifica i propri sentimenti.
Il tronista gay di Uomini e donne, istruzioni per l'uso

Maria De Filippi (foto LaPresse)

La novità del tronista gay a “Uomini e donne” può essere interpretata in quattro modi istruttivi.

 

In senso letterale, è appunto una novità: significa che la trasmissione sentiva il bisogno di una rinfrescata per tornare a far parlare di sé. In senso allegorico, intende essere un segno del fatto che, come ha detto Maria De Filippi a Repubblica, “la società è molto più avanti delle leggi”; la trasmissione si propone dunque come simbolo sociale, una specie d'Italia in miniatura su Canale 5. In senso morale, sempre stando alle medesime dichiarazioni, la scelta insegna che “la televisione non deve rimanere indietro”; l'obbligo a cui la trasmissione si vincola è di non apparire arretrata, poiché il contrario comporterebbe la consegna all'inadeguatezza e la perdita di pubblico. Ma è il senso anagogico che trovo più interessante di tutti. “La tv deve rispettare la realtà e non può lasciare fuori nessuno”, dice la De Filippi.

 

L'obiettivo ultimo al quale deve tendere è dunque l'inclusione assoluta, così che l'intero pubblico possa riconoscersi in ciò che vede di modo tale da garantire uno share potenziale del 100 per cento. La maniera più sicura per ottenerlo è tuttavia invertire i ruoli, e offrire al pubblico un modello da imitare spacciandolo per ritratto fedele; tempo una puntata, e nessuno ricorderà più se sia venuto prima l'uovo o la gallina. Pensateci: sono i tronisti che si pettinano e si tatuano come persone comuni o sono le persone comuni che si pettinano e si tatuano come tronisti? Con la sua audience milionaria, “Uomini e donne” determina più di ogni altra opera romantica dei secoli precedenti la maniera in cui un vasto pubblico, incapace di una narrazione creativa dell'interiorità, percepisce e classifica i propri sentimenti. La novità del tronista gay dimostrerà ulteriormente che, come diceva Oscar Wilde, la vita imita l'arte. Imita soprattutto la cattiva televisione, aggiunse Woody Allen.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi