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“Occhio per occhio dente per dente”, tra Dacca e Porto d'Ascoli

Avrai un impronunciabile nome bengalese ma per scherzare ti chiamo Rosario, quando arrivi a vendermi le rose muffite ogni volta che mi vedi al tavolino con qualcuna; ormai ti riconosco, come tu mi riconosci al punto da far finta di niente quando noti che la dama cambia di sera in sera.

5 Luglio 2016 alle 17:24

“Occhio per occhio dente per dente”, tra Dacca e Porto d'Ascoli

Commemorazione delle vittime della strage di Dacca (foto LaPresse)

Avrai un impronunciabile nome bengalese ma per scherzare ti chiamo Rosario, quando arrivi a vendermi le rose muffite ogni volta che mi vedi al tavolino con qualcuna; ormai ti riconosco, come tu mi riconosci al punto da far finta di niente quando noti che la dama cambia di sera in sera. Anzi, una volta ti sei avvicinato anche quando ero con un collega sessantenne, perché di questi tempi non si sa mai e un euro val bene una svolta gender. Amico Rosario, che ogni volta cerchi di vendermi delle rose che ogni volta rifiuto, ormai con te ho più familiarità che con molte delle avventrici che si alternano al mio tavolino; però non ti ho mai chiesto se leggi i giornali quindi non so dire se sai dei due venditori di rose, bengalesi come te, malmenati da degli energumeni a Porto d'Ascoli dopo essere stati interrogati sul Vangelo.

 

Ovviamente non sapevano rispondere e ovviamente la notizia (bufala forse; ma se non vera, è ben trovata) parla di rivalsa per la strage di Dacca. Significa che questi crociati della domenica non conoscevano il testo su cui interrogavano: “Occhio per occhio dente per dente” è un principio abbondantemente superato da “Ciò che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Luca 6, 31). Rosario, stasera l'euro te lo do ma le rose te le tieni; poi magari ti spiego che a Porto d'Ascoli il Cristianesimo ha perso una grande occasione. Perché se tu mi trovi mancante puoi anche sgozzarmi, la cosa più terribile e divina che la tua religione comandi; ma, se ti trovo mancante io, posso fare la cosa più terribile e divina che comanda la mia religione: ti perdono.

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