Amsterdam, le minigonne e quelle tre X

Antonio Gurrado
XXX: lo stemma municipale di Amsterdam non ha niente a che vedere col quartiere a luci rosse e nemmeno con la censura delle minigonne delle dipendenti pubbliche per la norma del “netjes kleden”, il “lindo vestire” in cui si sospetta un inchino agli irritabili occhi della minoranza islamica.

XXX: lo stemma municipale di Amsterdam non ha niente a che vedere col quartiere a luci rosse e nemmeno con la censura delle minigonne delle dipendenti pubbliche per la norma del “netjes kleden”, il “lindo vestire” in cui si sospetta un inchino agli irritabili occhi della minoranza islamica. Lo stemma indica le tre croci che hanno afflitto la città nel Seicento: l’acqua delle ingovernabili inondazioni, il fuoco dei continui incendi, la peste.

 

Sono passati quattro secoli ma i pericoli non sono alle spalle.

 

L’acqua: Amsterdam è piena di canali e, onde evitare disgrazie, è obbligatorio che i bambini di sette anni prendano un diploma di nuoto dopo avere superato prove estreme in piscina, tipo essere gettati vestiti nell’acqua gelida. Questo educa gli olandesi a non avere paura ma anche a non conoscere il limite, quindi ad ambire a rendere l’uomo metro universale di giudizio assoluto. Il fuoco serve ad accendersi le canne quindi attira masse di turisti low cost, che arrivano attratti dai segnali di fumo e tornano a casa con la sicurezza che per sentirsi padroni del mondo basti liberalizzare tutto, abolire ogni divieto, senza capire che consentire il proibito è il miglior modo per svuotare l’esistenza. La terza croce sono le chiese sconsacrate, cattoliche e protestanti, riattate ad ambientazione di mostre fotografiche, esposizioni pittoriche, sale da concerto, teatri sperimentali.

 

Ad Amsterdam sarà sempre facile vedere minigonne ma è difficilissimo trovare una chiesa che faccia la chiesa; quasi tutte sono travestite da qualcos’altro. L’alfabetizzato volgo la chiama cultura. E' la peste.

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