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Alan Patarga

Nato a Roma, ha smesso di sentirsi romano da un pezzo e d’altronde con una famiglia che in poco meno di due secoli ha girovagato dalla Grecia all’Egitto e dal Canada alla Padania, sentirsi di qualche parte è complicato. Fondamentalmente un nostalgico, si trova a disagio in questo secolo e tutto sommato anche nel precedente s’è trovato più di una volta in difficoltà, però è convinto che in un Ottocento un po’ oleografico avrebbe dato il meglio di sé. Nella prima repubblica sarebbe stato monarchico, ai tempi del re avrebbe scritto volentieri le clausole del Patto Gentiloni, oggi s’accontenterebbe di potersi dire ancora liberale. Sostenitore delle cause perse a prescindere (gli piace persino Radetzky), è lui stesso nel novero, nonostante sua moglie, il cane e pochi amici credano ancora il contrario. Sui giornali ha cominciato a scrivere prima di prendere la patente e, tranne la laurea, non s’è risparmiato nulla, dalla nera al calcio, dalla geopolitica all’economia.

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