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Perché lo sport è sempre più centrale nella società italiana? Un numero monografico di Prima comunicazione

Non solo imprese e delusioni. Nelle 350 pagine nel "Grande Libro dello Sport e Comunicazione", una panoramica sulla situazione dello sport nel nostro paese e sui benefici che questo porta al sistema Italia.

2 Novembre 2016 alle 16:21

Perché lo sport è sempre più centrale nella società italiana? Un numero monografico di Prima comunicazione

I quarti di finale raggiunti dalla Nazionale agli Europei di calcio, il bilancio positivo degli azzurri alle Olimpiadi estive di Rio 2016, quello ottimo delle Paralimpiadi, e poi la vittoria di Vincenzo Nibali al Giro d'Italia dopo una rimonta incredibile. Questo è in sintesi l'anno sportivo che hanno vissuto i nostri atleti. Una stagione di successi e qualche delusione, iniziata con le vittorie di Peter Fill, Dominik Paris, Nadia Fanchini e Federica Brignone nella Coppa del mondo di sci, continuata con le vittorie calcistiche della Juventus in campionato e Coppa Italia, e poi dipanatasi tra i problemi della Ferrari in Formula 1, il secondo posto di Valentino Rossi e lo sprint svanito di Giacomo Nizzolo nel Mondiale di ciclismo in Qatar dopo una prova eccellente della nostra nazionale. Un anno raccontato su giornali e televisioni e raccolto in 350 pagine nel "Grande Libro dello Sport e Comunicazione", da Prima comunicazione.

 

Risultati e storie personali a parte, il supplemento della rivista offre la possibilità di avere una visione a 360 gradi del mondo sportivo italiano, che va oltre i semplici avvenimenti professionistici e analizza in modo sistemico lo sport e chi lo sport lo gestisce, le varie federazioni in primis e il Coni. E' in questo contesto che risulta evidente quanto l'impatto della comunicazione, sia giornalistica che istituzionale, si ormai un fattore imprescindibile per l'esistenza dello sport stesso. L'esposizione mediatica sportiva infatti è uno dei veicoli della sua sempre maggiore diffusione e popolarità a livello globale e, soprattutto, della sua sopravvivenza.

 

Se si considera che, secondo lo studio realizzato dall'istituto OpenEconomics, solo il calcio contribuisce alla crescita del pil dell'Italia dello 0,4 percento rappresentando un valore aggiunto per l'economia del nostro paese di 12,9 miliardi di euro, generando entrate fiscali per 5,2 miliardi e un’occupazione – diretta e indiretta – di 83 mila unità nel lavoro qualificato e di 68 mila in quello non qualificato, risulta chiaro come lo sport non sia soltanto uno svago, ma un settore di centrale importanza della nostra società. Secondo uno studio della Comunità europea infatti nel 2014 grazie l'insieme di tutte le discipline sportive ha generato circa 294 miliardi di euro, il 3 per cento del pil dell'Unione. E' anche per questo motivo che il Coni guidato da Giovanni Malagò, intervistato in apertura del "Grande Libro dello Sport e Comunicazione", ha ormai un ruolo sempre più decisivo non solo nella crescita del settore, ma anche nell'ambito del sociale e dell'istruzione. I ricavi del Comitato olimpico nazionale italiano da partnership – sponsorizzazioni, marketing, merchandising e licensing – , passati dai 2 milioni del 2013 ai 18 del 2016, hanno così ricadute su tutta la società italiana. A partire dalla scuola.

Redazione

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