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Ramadan arriva a Milano e mette a nudo la fragilità della sinistra quando parla di islam

Venerdì sera l'intellettuale si è recato alla Camera del Lavoro per l’assemblea annuale del think tank del European muslim network. Una cronaca.

4 Giugno 2016 alle 16:47

Ramadan arriva a Milano e mette a nudo la fragilità della sinistra quando parla di islam

Tariq Ramadan

Niente transenne per l’arrivo di Tariq Ramadan, ieri sera alla Camera del Lavoro per l’assemblea annuale del think tank del European muslim network. In sala ad ascoltare il nipote del fondatore e ideologo dei Fratelli Musulmani, Hasan al- Banna, c’erano 250 musulmani, in maggior parte fedeli della moschea Mariam di via Padova, guidata dal suocero della candidata al consiglio comunale nella lista del Pd, Maher Kabakebbji, dove Tariq Ramadan è andato a pregare nel pomeriggio prima di arrivare alla conferenza.

 

Una moschea che è stata oggetto di una controversia giuridica con la Casa della cultura di via Padova per via di un milione di euro che, secondo i dirigenti della Casa della cultura gli è stato sottratto ed è finito nelle tasche del gruppo dirigente della moschea Mariam e con cui hanno costruito un capannone-moschea che è diventato il punto di riferimento dell’Ucoii. Causa persa, ora la Casa della cultura, che rappresentava un esempio di integrazione e di apertura al dialogo interreligioso, a luglio verrà sfrattata dal Comune. Uno schiaffo al suo presidente Asfa Mahmoud, l’architetto giordano a cui l’ex sindaco Letizia Moratti aveva dato l’Ambrogino d’oro per il suo impegno nell’integrazione. Un altro errore della giunta Pisapia, che sulla questione islamica fa fatica ad orientarsi?

 

Ieri sera in sala c’erano pochi italiani, soprattutto donne, “curiose” di ascoltare la lezione di Ramadan. La prima parte della conferenza dove Hamza Picardo e Peter Gomez si alternavano come moderatori e intervistatori è stata dedicata all’omofobia. Cioè alla campagna mediatica dei giornali contro i musulmani. Alla domanda di Hamza Picardo sulla necessità di creare un partito islamico, Ramadan ha spiegato che i musulmani europei, soprattutto giovani e donne, devono esporsi, far sentire la propria voce, entrare nei consigli comunali, diventare sindaci.

 

“Bisogna fare un jihad della comunicazione”, ha detto Ramadan per incoraggiare tutti i fratelli ad essere presenti in modo capillare ovunque. E in modo trasversale in tutti i partiti in tutta Europa. All’entrata della sala alla Camera del Lavoro c’erano i manifesti di Sumaya Abdel Qader, che non è arrivata perché impegnata nella serata di chiusura della campagna elettorale con il candidato sindaco Beppe Sala.

 

Poi Tariq Ramadan ha fatto il suo noto discorso sulle responsabilità del credente a pochi giorni dall’inizio del mese del digiuno del mese di Ramadan. All’ingresso della sala, una piccola biblioteca con il Corano curato da Hamza Picardo, i testi di Tariq Ramadan e un piccolo bigino sugli obiettivi della sharia’ah. Scritto da Jasser Auda, professore associato a Londra e fondatore di un centro di ricerca sulla legge islamica. E a dispetto dei proclami contenuti nel testo su alcune riforme da fare per adattare il Corano al contesto contemporaneo nel saggio però si legge: “Ci sono certi atti di adorazione nell’islam che dovrebbero essere dati per scontati e non sottoposti a nessun cambiamento. I Musulmani in questi atti di adorazione stanno semplicemente seguendo l’esempio dell’ultimo profeta Muhammad e non è loro consentito svilupparli o cambiarli basandosi su qualche saggezza o elemento razionale che qualcuno possa dedurre”.

 

Jasser Auda, nel maggio 2013, dopo la deposizione del presidente egiziano Mohamed Morsi è stato ospite del centro di ricerca guidato da Ramadan in Qatar, The research center for Islamic legislation and ethics, per un seminario a cui ha partecipato anche un esponente dell’ala più oltranzista dei Fratelli Musulmani: lo sceicco Essam Teleim, predicatore e teologo, che successivamente alla deposizione di Morsi si è rifugiato in Qatar e poi in Turchia, dove più volte ha invocato la legge del taglione per i giudici egiziani che hanno emesso condanne nei confronti dei Fratelli musulmani.

 

Oggi l’assemblea dell’European muslim network che durerà fino a domani mattina a porte chiuse. Ieri sera nuovi volti del gruppo dirigente del think tank di Tariq Ramadan. Dall’Inghilterra è arrivato Hussain Shefaar che dirige il negozio libreria blackstone per vendere testi sacri veli e abbigliamenti halal. E Nezar Mahmoud dalla Germania. Alla domanda della sottoscritta sulla ragione per cui la candidata aveva partecipato a una lezione di sharia con teologi yemeniti dei Fratelli Musulmani, come rivelato dal Foglio, mi hanno risposto così: “Era andata per far sentire la sua voce, per rivendicare i diritti delle donne”. Morale: se gli elettori di Sumaya del circuito Ucoii erano quelli presenti ieri sera, noi di voti ne abbiamo contati 250.

Cristina Giudici

Cristina Giudici. Preferisce non rivelare quando
è nata (a Milano e dove se no?) perché si illude di essere una signora, ma ha meno di 65 anni. Ha studiato al liceo Oxford Institute, alla Statale, (in tre facoltà diverse), ha vissuto e studiato a Londra quando c'erano ancora i minatori e la lady di ferro. Ha iniziato a fare la giornalista a Radio Popolare, è stata  a lungo in Nicaragua e non si è pentita (del tutto), ma da allora per fortuna ha perso ogni certezza. Ha lavorato per molti giornali e settimanali che non cita perché chi si loda s'imbroglia. Ha scritto due libri, uno sull'islam italiano, ma l’ha fatta franca. E' sposata (e non si è pentita) con Fabio e di lui tutti dicono che è un santo. Era in cerca di emozioni forti e le ha trovate al Foglio, dove si è occupata dei temi più sinistri. In ordine cronologico (e non di priorità): matti, carcerati, magistrati, pedofili, brigatisti, terroristi  islamici, musulmani, scontro di civiltà, questione settentrionale, scuola . Si è divertita molto a scrivere della Padania nella rubrica Noi di Su (con il perfido Crippa). Di lei molti dicono: vota a sinistra, ma è di destra. Perdonateli perchè non sanno quello che dicono. Non sanno che da qualche parte (ma dove??) esiste una sinistra libertaria.  Odia i conformisti, adora le persone confuse, gli irregoiari, gli enigmi. (Infatti ora ha una vespa verde enigma) Si diverte un sacco agli happy hour molto glamour di Marianna Rizzini e ancora di più a perdere tempo su facebook. Ha scritto un libro sulle donne della Lega, che uscirà il 7 aprile.

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