La grassa teoria della felicità di Warren Buffett passa per 5 Coca Cola al dì

Eugenio Cau
Buffet ha 85 anni, segue una dieta a base di Coca Cola (di cui è azionista), patatine fritte, snack vari e burro di arachidi, eppure sfodera una forma smagliante ed è uno degli uomini più ricchi del mondo. A suo dire, è una questione di libertà e soprattutto di felicità.

Appena sveglio, Warren Buffett butta giù la prima lattina di Coca Cola. La accompagna con una confezione di patatine fritte, o con una coppa di gelato alla vaniglia con scaglie di cioccolato, come ha detto l’anno scorso in un’intervista a Fortune. Durante la giornata, ingurgita altre due lattine di Coca, tenute sempre a portata di mano sulla scrivania, e poi altre patatine, croccante alle arachidi, fudge, che è un dolce a base di cioccolato e burro. A sera, una volta a casa, si ricompensa con altre due lattine di Coca, questa volta però al gusto Cherry, la temibile versione aromatizzata alla ciliegia che la compagnia di Atlanta non si è mai azzardata a commercializzare in Italia. Tra uno snack e l’altro, sono 2.700 calorie al giorno, che sarebbero abbondanti per un giovane uomo attivo. Buffett invece ha 85 anni, una forma smagliante ed è uno degli uomini più ricchi del mondo. La sua dipendenza dalle bevande gassate è famosa quanto il suo fiuto per gli investimenti. “Sono fatto per un quarto di Coca Cola”, dice da sempre. Buffett ama scherzare sulla sua dieta fuori dalle possibilità dei comuni mortali, ma quando si parla di soldi è incredibilmente serio.

 

Oltre che il più famoso consumatore al mondo di Coca Cola, è anche uno dei suoi più importanti azionisti. Berkshire Hathaway possiede il 9 per cento di Coca Cola, un investimento da circa 16 miliardi di dollari che periodicamente è contestato nella sua eticità. Le bevande zuccherate provocano l’obesità e il diabete, danneggiano la salute dei bambini, uccidono centinaia di migliaia di persone all’anno. Lo dicono gli studi scientifici, l’ultimo è della Tufts University ed è stato citato a Buffett qualche giorno fa durante la riunione annuale degli investitori di Berkshire Hathaway da Andrew Ross Sorkin del New York Times. Ecco un nuovo studio che dice che le bevande zuccherate fanno 184 mila morti all’anno, mister Buffett, non pensa che sia ora di liberarsi di quelle partecipazioni tossiche in Coca Cola?

 

Buffett ha risposto impulsivo. Fandonie, ha detto, “non ho mai visto prove che arriverò più facilmente ai cent’anni se dovessi passare improvvisamente ad acqua e broccoli”. Ciascuno deve avere il diritto di scegliere quali e quante calorie ingurgitare, ha detto, e nessuno dovrebbe permettersi di giudicare. E’ una questione di libertà, dunque. Ma soprattutto è una questione di felicità. Nella grassa filosofia di vita di Buffett, la ricerca della felicità sopravanza quella degli Omega 3. “Ho scelto di prendere le mie 2.600-2.700 calorie al giorno solo da cose che mi fanno sentire bene quando le mangio. Questo è il mio unico criterio. Ho scelto di bere 700 calorie di Coca Cola al giorno. Mi piace moltissimo il fudge, e il croccante alle noccioline. E sono un tipo molto, molto, molto felice. Se siete felici tutti i giorni, anche se è difficile da misurare, vivrete comunque di più, e questo potrebbe compensare la dieta”.

 

Mr Buffett, lei potrebbe essere l’eccezione, gli ha detto Sorkin, la gente muore se mangia come lei. Ma se fosse vero, come dice Buffett, che l’infelicità uccide più del colesterolo, allora vorrebbe dire che la gente è semplicemente infelice. L’Università di Tufts dovrebbe cercare di dimostrare questa teoria uscita dall’universo ad altissimo tasso di grassi saturi di Buffett. Se avesse ragione lui, basterebbe passare alla ricerca della felicità tutto il tempo trascorso tra diete e bilance – e anche se non avesse ragione, potrebbe trattarsi di un ottimo consiglio. Mentre Buffett parlava, di fianco a lui il suo vice Charles Munger sorseggiava Coca Cola da un calice da vino e annuiva. Ha 92 anni. Sembrava piuttosto contento.

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  • Eugenio Cau
  • E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.