Sergio Rizzo (foto LaPresse)

Anche gli intellò moralisti scoprono la logica fallimentare degli “impresentabili”

Redazione
Sergio Rizzo sul Corriere della Sera critica lo scivolone manettaro di Giachetti a Roma, anche se dimentica di essere stato fra i primi a promuovere la retorica giustizialista. A partire dal caso De Luca.

Lo scivolone manettaro a Roma di Roberto Giachetti, che ha deciso di escludere dalle sue liste elettorali la consigliera municipale Nathalie Naim – sulla quale grava l’insormontabile pena di essere stata rinviata a giudizio per diffamazione – è parso eccessivo persino agli occhi di Sergio Rizzo, editorialista del Corriere della Sera, da sempre tra i fautori della retorica moralista sugli “impresentabili”.

 

Dalle pagine odierne del giornale milanese, infatti, Rizzo ha criticato la decisione di Giachetti su Naim, definendola un “incidente” di percorso, perché “a una persona querelata per aver espresso una legittima opinione, e che dovrebbe semmai per questo essere usata come bandiera, viene addirittura impedito di candidarsi”. Senza considerare, ha proseguito, che “come sa bene chi fa il nostro mestiere”, nei casi di diffamazione spesso “il processo è automatico, anche se ci costa un sacco di soldi e le querele evaporano nel dibattimento”.

 

La riflessione filo garantista risulta ancor più sorprendente se si considerano i trascorsi di chi la promuove. Si tratta infatti dello stesso Rizzo che, nel giugno dell’anno scorso, di fronte al polverone emerso attorno al caso di Vincenzo De Luca (messo alla gogna pubblica in quanto “impresentabile” per una condanna poi cancellata in appello), dichiarava sempre sul Corriere che gli italiani erano “stufi di vedersi sottoporre delle candidature poco votabili”. Ed è lo stesso Rizzo che, nonostante i risvolti assurdi ora ricordati, ha continuato a martellare sul fronte giustizialista anche nelle ultime settimane, tanto da pubblicare un’inchiesta sui politici del Pd cresciuti in Basilicata, “tutti al potere giovanissimi e tutti indagati”.

 

Come l’attuale viceministro dell’Interno Filippo Bubbico, che ha avuto la colpa, come si riporta nell’articolo, di essere stato indagato per “abusi d’ufficio mai provati” (disonore, disonore!). E chissà se l’editorialista del Corriere si riferiva anche a questo caso quando, sempre alcuni giorni fa, avallando le parole del presidente dell’Anm Pier Camillo Davigo, scriveva che “un tempo i politici provavano vergogna e facevano bene”, e che “dovremmo riscoprire questo sentimento che moralizza senza moralismi”.

 

Oggi l’inattesa riscoperta dei valori garantisti (leggasi costituzionali). La deriva romana di Giachetti, che vorrebbe delegare direttamente alle procure la compilazione delle liste, è troppo anche per alcuni intellò moralisti.