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Da “petrolio killer” a “crisi risolta”. Dura poco il circo catastrofista in Liguria

Piero Vietti
Altro che lobby del petrolio, è la lobby ambientalista a decidere che sul clima il dibattito deve essere a senso unico.

Roma. Sui giornali, nelle radio e ai tg di domenica non c’erano dubbi: “Disastro ambientale”, “chiazza lunga 5 chilometri”, “marea nera”, “onda nera”, il “petrolio killer” che terrorizza la popolazione che assiste inerme all’ennesima ”morìa di pesci e uccelli” sotto “la coltre nera” che tutto uccide. A leggere gli articoli del fine settimana sembrava che l’incidente del 2010 nel Golfo del Messico fosse uno scherzo in confronto ai fiumi di greggio che si riversavano nel mare della Liguria, rischiando di compromettere la stagione balneare, forse addirittura le stagioni balneari. L’immagine della diga che cede, si spezza sotto il peso dell’orrido petrolio, quell’ultimo baluardo prima dell’apocalisse che si schianta. Ah – pensavamo per un attimo affranti – se avessimo votato “sì” al referendum sulle trivelle tutto questo non sarebbe successo.

 

Poi, nella notte di domenica, il miracolo. “Mare ripulito, resta solo una chiazza”, scrivevano i siti di informazione ieri mattina. “Recuperato il 95 per cento del petrolio”, avvertiva Repubblica a pagina 16; “In mare non c’è traccia di petrolio”, faceva eco a pagina 17 la Stampa, che aggiungeva: “Stagione salva”, anche se “per ora nessuno fa il bagno”; “Petrolio in mare, emergenza finita”, scriveva il Corriere. E così via tutti quanti. Non serve una laurea in Fisica per sapere che il petrolio in parte evapora da solo, e che ci sono mezzi e uomini in grado di assorbirlo in poche ore in mare. Eppure per giorni, invece di spiegare che l’emergenza era contenuta e contenibile, si è preferito fare facile catastrofismo, sfruttando i tic ambientalisti ipercollaudati (se dici che il petrolio è brutto, sporco, cattivo e capitalista comunque hai sempre ragione) e generando quel po’ di emergenza che funziona, indigna e fa sentire abbastanza in colpa quando facciamo benzina. In Liguria l’allarme è rientrato, peccato non si possa dire lo stesso dell’allarmismo sui media.

 

D’altra parte non lo scopriamo certo oggi che il catastrofismo ambientale vende di più, e soprattutto fa stare tranquillo chi scrive di certi temi. Sul Times di ieri, Matt Ridley illustrava un certo tipo di intimidazione che i giornali anglosassoni sono soliti ricevere quando provano a trattare di riscaldamento globale e cambiamenti climatici: chiunque scriva in termini dubitativi di questi temi – dicendo per esempio che gli accordi sui tagli alle emissioni danneggiano i paesi poveri, o che non è certo che le attività umane siano la causa principale del global warming –  viene immediatamente e sistematicamente attaccato su più fronti, pubblicamente e privatamente, tanto che alcune testate hanno scelto da tempo di non dare più spazio a chi viene definito sprezzantemente “scettico”. Altro che lobby del petrolio, scrive Ridley, è la lobby ambientalista a decidere che sul clima il dibattito deve essere a senso unico. A forza di sentircelo ripetere, ci convinceremo che la catastrofe è continuamente imminente.

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  • Torinese, è al Foglio dal 2007. Prima di inventarsi e curare l’inserto settimanale sportivo ha scritto (e ancora scrive) un po’ di tutto e ha seguito lo sviluppo digitale del giornale. Parafrasando José Mourinho, pensa che chi sa solo di sport non sa niente di sport. Sposato, ha tre figli. Non ha scritto nemmeno un libro.