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Gallieno Ferri, addio al creatore grafico di Zagor

Nato a Genova il 21 marzo del 1929, inizia a disegnare fumetti nel 1948, per l’editore De Leo, facendo contemporaneamente il geometra, poi passa al mercato francese. Nel 1960 l’incontro della vita: conosce Sergio Bonelli, il giovane editore di Tex e insieme creano Zagor.

4 Aprile 2016 alle 13:39

Gallieno Ferri, addio al creatore grafico di Zagor

"Finché ce la farò, disegnerò Zagor". E Gallieno Ferri c'è riuscito davvero

Di mamma ce n’è una sola. Ma di padri ce n’è più di uno. Gallieno Ferri,  il grande disegnatore di fumetti morto sabato 2 aprile a Genova, è stato una sorta di secondo padre per centinaia di migliaia di ragazzi di tutte le età. Nato a Genova il 21 marzo del 1929, inizia a disegnare fumetti nel 1948, per l’editore De Leo, facendo contemporaneamente il geometra, poi passa al mercato francese.

 


Bonelli e Ferri


 

Nel 1960 l’incontro della vita: conosce Sergio Bonelli, il giovane editore di Tex e insieme creano Zagor (Bonelli ai testi, sotto lo pseudonimo di Guido Nolitta, e Ferri ai disegni) che arriva in edicola l’anno successivo. Personaggio davvero postmoderno ante litteram, Zagor fa il giustiziere nell’immaginaria foresta di Darkwood nella prima metà dell’Ottocento, dove tutto può accadere. 

 

Zagor sta per Za-Gor-Te-Nay, lo Spirito con la Scure in un immaginario dialetto nativo americano. Difende gli indiani dai soprusi dei bianchi, combatte contro fuorilegge, indiani in rivolta, ma anche contro extraterrestri, vampiri (come il Barone Rakosi, con  le fattezze di Christopher Lee), samurai,  ninja, cattivi carismatici come il sinistro Re delle Aquile o l’arcinemico scienziato pazzo Garth Hellingen.

 

Con il suo segno dinamicissimo, erede dei maestri americani come Alex Raymond di Flash Gordon, Ferri riusciva a creare mondi diversi e a passare dal registro drammatico a quello comico con naturalezza (amico dell’eroe e vero co-protagonista è Cico, panciuto messicano interprete di brillanti gag). E tutte le copertine (anche quella dell’albo adesso in edicola) erano sue: cover davvero evocative, se le vedevi da bambino, anche se non sapevi ancora leggere, non potevi non restarne affascinato. 

 

Vero supereroe italiano, Zagor ha segnato l’immaginario di almeno due generazioni di lettori. Fra questi c’è Moreno Burattini, da un quarto di secolo fra gli sceneggiatori delle serie (e da inizio millennio anche curatore), che aveva esordito nel 1991 proprio con una storia disegnata da Ferri. O come il rocker Graziano Romani, che al mondo di Zagor ha dedicato il concept album “Zagor King of Darkwood” (con copertina ovviamente di Ferri).

 

O come il sottoscritto. All'inizio degli anni Duemila avevo curato con Burattini il volume “Gallieno Ferri. Quarant’anni con Zagor” ed ero stato da lui a Recco, nel Levante ligure. Non era il nostro primo incontro, ma vedendolo a casa sua con la vista su quel mare che adorava mi è sembrato davvero di incontrare Zagor. Sergio Bonelli, che pure aveva scritto molte delle più belle storie di Zagor, si identificava nell’altro suo personaggio, il ribelle Mister No creato nel 1975  (ma il primo numero della serie e molte copertine sono di Ferri), come lui amante delle donne e del jazz; così come suo padre, Gianluigi Bonelli, si comportava proprio come Tex (girava pure armato). Allo stesso modo, Ferri era Zagor. Era atletico come lui (anche in tarda età faceva windsurf e andava in canoa sui fiumi liguri come l'Entella e il Vara) ed emanava quella positività che da sempre sprigiona lo Spirito con la Scure.

 

Un commosso Burattini (il loro rapporto era ben oltre quello di lavoro) così lo ha ricordato nel suo blog: “Hai avuto quattro figli magnifici e uno stuolo di nipoti, e hai lasciato un segno nell’esistenza di milioni di persone in tutto il mondo, tutte innamorate dei tuoi racconti. (…) Non hai mai smesso di lavorare anche quando avresti potuto, perché il lavoro era parte integrante della tua vita, e sei riuscito a farlo ai massimi livelli fino a quando ci hai lasciato. E sei stato amato come pochi altri fabbricanti di sogni al mondo. Sei stato Gallieno Ferri, insomma. Perciò perché piangere?”.

 



 

Durante uno degli nostri ultimi incontri, un frugale pranzo a Lucca Comics,  mi aveva detto: "Finché ce la farò, disegnerò Zagor". C’è riuscito: lascia una storia incompiuta e la precedente, un ennesimo confronto con il Dottor Hellingen, era uscita solo pochi mesi fa. Invece una delle prime volte che ci eravamo visti  si rammaricava del fatto che pochi erano venuti al funerale del suo amico Aurelio “Galep” Galleppini, creatore grafico di Tex (che viveva vicino a Recco, a Chiavari): “Sì, tanti telegrammi, ma non c’era poi molta gente”.

 

Ma erano gli anni Novanta, Internet era agli inizi, tanti lettori di Tex purtroppo non conoscevano Galep. Siamo certi che la chiesetta di Megli a Recco dove mercoledì alle 10.30 si celebreranno i funerali di Ferri, sarà strapiena e moltissimi altri zagoriani ci saranno almeno con lo spirito. Perché  l’infanzia a Darkwood ti segna per sempre.

Stefano Priarone

Stefano Priarone scrive, ha scritto (e, si spera) scriverà, in genere di cultura pop  e di tennis (ma non solo), un po’ dappertutto da La Stampa a Il Foglio da Oggi a Fumo di China da Dylan Dog Magazine a Urania all’ahinoi scomparso Telefilm Magazine. Appassionatissimo di fumetti (ha fatto pure la tesi di laurea in economia su Paperon De’ Paperoni), lo vedete raffigurato, come Dottor Priarigaris, da Alfredo Castelli e Giancarlo Alessandrini, autori della serie a fumetti della Bonelli  Martin Mystère.  Dei suoi libri finora usciti il suo preferito è Nerd Power (Tunuè), analisi del mondo nerd al quale è fiero di appartenere.

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